Anima antica e anima bambina
articolo di Giovanna Garbuio
Ho sempre pensato che la distinzione tra anima antica e anima adulta o bambina o adolescente o qualunque cartteristica si voglia loro attribuire, fosse una gran sciocchezza. Così ho cercato di chiarmi io la questione.
Anima antica e anima bambina

Anima antica come linguaggio simbolico e coscienza fuori dal tempo
Parlare di anima antica o anima bambina è un linguaggio simbolico che appartiene alla dimensione dell’esperienza, non alla struttura ontologica dell’essere. L’anima, nella sua essenza, è fuori dal tempo. È coscienza pura, presenza indivisibile, realtà che non nasce e non muore, non cresce, non si sviluppa, non matura né regredisce. Nel cosiddetto tempo verticale ogni incarnazione è simultanea, ogni esperienza è accessibile dal momento presente, ogni possibilità è già intera. In questa prospettiva l’idea stessa di anima antica come entità che ha accumulato esperienze nel tempo perde consistenza. Non esiste una sequenza lineare di vite che si accumulano una dopo l’altra come perle infilate su un filo.
Nel mio loibro “Il Segreto del Vangelo di Tommaso” il tema del tempo verticale e della simultaneità della coscienza viene sviluppato in modo sistematico.
L’espressione anima antica nasce per descrivere una qualità percettiva. Quando si parla di anima antica si indica una coscienza che in quella specifica esperienza manifesta integrazione, ampiezza di sguardo, stabilità interiore, capacità di assumersi la responsabilità creativa di quello che vive. Allo stesso modo anima bambina descrive una coscienza che in quella esperienza sta esplorando livelli di identificazione più densi, reattivi, centrati sulla separazione. Si tratta di stati di coscienza, non di età reali dell’anima.
Quando si comprende che tutto è simultaneo, cambia la prospettiva anche sul significato di anima antica. Non esiste un’anima che diventa più evoluta nel tempo fino a trasformarsi in anima antica. Esiste la coscienza che fa esperienza di sé attraverso molteplici punti di vista. Ogni punto di vista è completo in sé. Ogni incarnazione è una declinazione dell’Uno. La differenza percepita tra anima antica e anima giovane riguarda il grado di trasparenza con cui quella coscienza lascia emergere la propria natura originaria.
Nel tempo lineare sembra che si proceda per accumulo. Nel tempo verticale ogni possibilità è già disponibile. Quello che varia è l’accesso consapevole a quella totalità. Una coscienza può attingere a una memoria ampia di sé e manifestarla come quella qualità che viene definita anima antica, oppure può scegliere un’esperienza di forte immersione nella separazione per esplorare intensamente la densità dell’identità individuale. Entrambe le modalità sono complete, entrambe sono perfette espressioni dell’Uno
Anima antica e anima bambina come modalità manifestativa nell’esperienza incarnata

Anima antica diventa quindi un modo poetico per indicare una coscienza che in quella scena sta vivendo dalla memoria dell’unità. Anima bambina è un modo poetico per indicare una coscienza che in quella scena sta vivendo dalla memoria della separazione. Attenzione: “in quella scena”. Questo significa che all’interno della stessa incarnazione un’anima può apparire a volte come anima antica e a volte come anima bambina, proprio perché si tratta di una modalità manifestativa e non di una condizione permanente. Nessuna delle due condizioni è superiore. Sono movimenti della stessa realtà.
Quando si dice che una coscienza vive dalla memoria dell’unità oppure dalla memoria della separazione si sta descrivendo un punto di accesso alla totalità, non una distanza reale da essa. La coscienza è sempre intera, è sempre Uno, è sempre completa. Quello che varia è il grado di identificazione con l’esperienza che sta attraversando. L’etichetta anima antica serve solo a indicare una maggiore trasparenza rispetto a quella identificazione.
Questa prospettiva è centrale anche in “Nuovo Ho’oponopono Occidentale”, dove esploro come la responsabilità creativa trasformi completamente la lettura dell’esperienza.
La cosiddetta memoria dell’unità è uno stato in cui l’identificazione con la forma è più trasparente. L’individuo percepisce con maggiore chiarezza che quello che accade è espressione della propria coscienza. La responsabilità è naturale, la reattività si scioglie più rapidamente, l’esperienza viene vissuta come partecipazione al movimento dell’Uno.
La cosiddetta memoria della separazione è uno stato in cui l’identificazione con la forma è più densa. L’individuo si percepisce come centro isolato, l’esperienza appare frammentata, le relazioni sembrano conflittuali, la realtà viene letta come esterna e indipendente.
Entrambi sono modi in cui la coscienza gioca con se stessa e fa esperienza di sé. Di conseguenza le espressioni anima antica e anima bambina descrivono una qualità percepita e vissuta dall’identità incarnata. Riguardano il modo in cui la coscienza si manifesta in una specifica scena dell’esperienza. Non indicano una proprietà intrinseca dell’Anima. L’Anima è. È presenza senza attributi, senza età, senza accumulo. Ogni caratterizzazione, compresa quella di anima antica, appartiene al livello dell’esperienza incarnata, non all’essenza.
Sfumature della stessa presenza nel tempo verticale

Nel tempo verticale non esiste una progressione dall’uno all’altro. Esiste una simultaneità di possibilità. La coscienza può manifestare in un punto della scena una profondità che definiamo anima antica e in un altro punto una freschezza esplorativa che definiamo anima bambina, anche all’interno della stessa incarnazione, anche all’interno della stessa esperienza, anche all’interno della stessa giornata. Si tratta di variazioni di trasparenza, di gradi di identificazione, di movimenti dell’attenzione. Sono sfumature della stessa presenza.
La distinzione diventa utile solo finché serve a leggere il movimento interiore. Nel momento in cui si comprende che ogni stato è coscienza che fa esperienza di sé, anche la gerarchia implicita associata all’idea di anima antica si dissolve. Antico e bambino cessano di indicare un prima e un dopo. Indicano modalità di manifestazione nell’esperienza temporale.
In questa prospettiva nessuno è più avanti o più indietro. Ogni incontro è la coscienza che si riflette. Ogni qualità riconosciuta fuori, anche quella che viene interpretata come anima antica, è una frequenza già attiva dentro. La coscienza non evolve nel senso lineare. Anzi oserei dire che non evolve proprio, l’evoluzione presuppone un passaggio da incompleto a completo, mentre qui si parla di una totalità che si manifesta in modi differenti, in realtà si riconosce attraverso infinite configurazioni.
Oltre l’età dell’Anima

E allora la domanda cambia e non riguarda più l’età dell’anima né il diventare un’anima antica, riguarda piuttosto la trasparenza con cui, in questo preciso punto dell’esperienza, la coscienza sta scegliendo di ricordare se stessa.
Quando si guarda dalla prospettiva da cui la coscienza genera interamente la realtà, anche questa distinzione si dissolve. Ogni incontro riflette lo stato di coscienza presente. Se si percepisce qualcuno come anima antica, si sta riconoscendo in quella relazione una vibrazione di profondità che è già disponibile dentro di sé. Se si percepisce qualcuno come anima bambina, si sta incontrando una parte dell’esperienza che invita a maggiore integrazione. Tutto è specchio evolutivo.
Il concetto di specchio evolutivo è uno dei cardini del mio lavoro e viene approfondito in “Gli Specchi Esseni”
In questa visione l’Anima
- non cresce, si rivela.
- non accumula tempo, si riconosce.
- non attraversa una linea cronologica, si manifesta simultaneamente in infinite prospettive.
Le parole anima antica e anima bambina restano strumenti narrativi utili alla mente lineare. La coscienza, nella sua essenza, è intera, eterna, presente.
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Chi desiderasse approfondire questa visione dell’Anima come coscienza che si riconosce può trovare un’esplorazione più estesa in Il Segreto del Vangelo di Tommaso.

