La perfezione nell’imperfezione di Maria Salerno

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La perfezione nell'imperfezione

La perfezione nell’imperfezione

La consapevolezza che tutto è perfetto non deve farci smarrire il senso della realtà.

Se riusciamo, infatti, a cogliere la “perfezione” anche nei fatti più tragici, ciò non toglie che in quanto “fatti” possano essere letti secondo più livelli interpretativi. E la perfezione la cogliamo unicamente attraverso una prospettiva olistica, vale a dire se ci focalizziamo sull’Unità.

Ma esistono  anche un livello oggettivo, soggettivo e simbolico con cui guardare ai fatti dell’universo.

Oggettivamente alcuni fatti sono brutti:

  • mancare di rispetto  a qualcuno è brutto, pur rimanendo perfetto da una prospettiva più ampia
  • manifestare atteggiamenti xenofobi è brutto,  pur rimanendo perfetto da una prospettiva più ampia
  • tradire un amico è brutto,  pur rimanendo perfetto da una prospettiva più ampia
  • mentire, rubare, abusare della fiducia del prossimo è brutto

Queste sono tutte brutte azioni e riconoscerne la perfezione non vuol dire rinunciare a classificarle secondo una prospettiva umana, oggettiva o soggettiva che sia, ed evitare accuratamente di compierle quando siamo noi gli agenti.

Il senso della realtà

Se non lo facessimo smarriremmo il senso della realtà.

Se di fronte ad azioni palesemente brutte ne considerassimo unicamente la perfezione, vanificheremmo la nostra esperienza “da umani” vivendo piuttosto da alienati, incapaci di valutare la realtà dal piano più immediato. Quale atteggiamento dovremo tenere di fronte a chi commette azioni di questo genere?

  • Odio, risentimento, rancore? Certo che no.
  • Applausi? Nemmeno.

Confrontandomi con delle amiche sulla questione sono giunta a ritenere che la soluzione più auspicabile, come sempre, è quella di domandarsi:

Come agirebbe l’Amore?

Perché il massimo sarebbe riuscire ad agire sempre come l’Amore che siamo.

Risposta: l’Amore agirebbe Amando

Ma si può Amare in tanti modi. A volte l’Universo ci manda delle sonore batoste per far sì che procediamo nella nostra evoluzione (ecco dove sta la perfezione), ma è il suo modo di dimostrarci Amore. Senza quelle saremmo condannati all’immobilismo e quindi all’involuzione.

Perché noi dovremmo agire diversamente?

L’Universo si comporta esattamente  come una mamma severa, che per Amore del figlio, è costretta a dirgli di no qualche volta o a punirlo, se la combina grossa.

Quindi agire come l’Amore che siamo, non vuol dire andare dall’amico che ci ha tradito e complimentarci per la splendida performance. Anzi invitarlo, se vuole, a replicare, così ci regalerà un’occasione di più per sfoderare  la nostra aureola di cartone.

Agire come l’Amore che siamo è metterlo di fronte alle conseguenze delle sue azioni. Esattamente come fa l’Universo ogni volta che agiamo in maniera non conforme alla nostra natura. Ci mette di fronte alle conseguenze e più la combiniamo grossa più le conseguenze sono “avvertibili”. Perché noi dovremmo agire diversamente?

Essere diversamente Amore

Ci sono tanti modi per manifestare l’Amore, qualche volta può assumere forme di severità, distacco o addirittura biasimo. Ma unicamente perché in quel momento sono le più efficaci a veicolare il  messaggio che l’Universo vuole recapitare attraverso la nostra collaborazione.

Questa valutazione è importante (fondamentale n.d.r.) per onorare la nostra natura umana. Nel qui e ora siamo umani che non è secondario rispetto a nulla e se non facciamo questa operazione rischiamo di dire: “oh poverino” del terrorista, del razzista, dello stupratore … E questo non va bene!  

E’ un argomento complesso in effetti cavalcato superficialmente da chi vuole sminuire chi lo approfondisce… come sempre sigh!

Ma nella consapevolezza della perfezione c’è anche  anche un grosso equivoco! C’è gente che non può dialogare con nessuno perchè non riesce più a vedere oltre la prospettiva trascendente che è quella più immediata. Bisogna sempre saper distinguere tra bene e male altrimenti il rischio è davvero quello di alienarsi!  

Maria Salerno (1)
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 La perfezione nell’imperfezione 

(1) Maria Salerno autrice e giornalista ha scritto per ABEdizioni “Salute negata” puoi trovarlo qui: www.abedizioni.it/catalogo-pubblicazioni-libri-firenze/libri/salute-negata

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% Commenti (27)

Si. Credo che, e questo è quello che sto cercando di fare nella mia vita quotidiana, molto importante sia mantenere attivo il ruolo dell’osservatore. Quello che hai scritto riguardo la potenziale immobilità d’azione che avviene quando ci limitiamo a considerare i fatti della realtà della nostra vita da un punto di vista “alto” è proprio quello che ha portato all’immobilità il popolo indiano di fronte alle proprie catastrofi (colonialsmo, barbarie, sfruttamento, caste, violenza, malattia..). Siccome la vita è maya, illusione, io non agisco e aspetto che essa stessa arrivi al suo compimento per liberarmi del fardello del corpo. Siamo nel campo di azione-reazione, anche se vorremmo esserne fuori. Dobbiamo restarci dentro, non abbiamo scelta, ma in modo evoluto, da testimoni attivi delle nostre reazioni. E agire con Amore, se possiamo e quando possiamo. Quella è una tappa molto evoluta. Ci sono transizioni. Accettare di trovarsi in una transizione è mica facile. Non sai quanto durerà. Se ce la farai. Io mi sorprendo ancora molto spesso ad avere reazioni forti dentro di me quando la realtà, la gente, mi fa da specchio e mi mostra quante cose ci sono sono ancora da trasformare.

Le tue reazioni forti dentro di te credo ti confermino semplicemente che sei viva ?. Lo dico a te per dirlo a me chiaramente…non possiamo correre il rischio di non discernere il bene dal male accettando che il male non esiste, perché per quanto tutto sia perfetto, ne facciamo esperienza. Abbiamo scelto di farne esperienza, non di limitarci a contemplarne la conoscenza. Sono due livelli differenti.

io vedo le mie reazioni si come una conferma al fatto che sono viva, ma soprattutto come delle freccette, degli indicatori di strada, una sorta di mappa instantanea che compare all’improvviso per dirmi dove mi trovo. Sono d’accordo che occorre discernere ciò che definiamo come bene e male, anche se siamo consapevoli della Verità opposta ad un altro livello. E’ anche vero che siamo incarnati per elevare le frequenze del mondo materiale e trasformarlo. Questo per me significa che nel frattempo che discerno (oddio, qual’è il presente indicativo prima persona di discernere??? mi sono intrecciata..) pian piano mi avvio verso la modificazione del mio percepire, del mio intuire. Lascio aperte le porte dell’ascolto e permetto alla Vita di modificarmi e cambiare la mia percezione delle cose affinchè mi avvicini sempre più alla Verità. Quello che noi definiamo bene e male fa parte di maya. Illusione. Ora nell’illusione ci viviamo e con essa dobbiamo farci i conti, non lo discuto. Ma ricordiamoci nel frattempo che non ci siamo incarnati per rimanere tali e quali siamo sempre stati in quanto razza umana. Da qui le transizioni. In questo momento è così. Ma noi stiamo lavorando su noi stessi per permettere alle frequenze più alte (e quindi alla Verità di un piano più alto) di radicarsi in questa materia attraverso di noi.

ma dunque qual è il modo per reagire in maniera evoluta? Io credo che adottare solo la prospettiva “alta” (cioè tutto è perfetto) non renda onore alla nostra natura umana, che rifiuta il dolore ed è costantemente in cerca di pace e benessere. Sapere che tutto è perfetto mentre le cose vanno a rotoli contiene una sorta di inghippo. Nel contempo, come giustamente affermi tu, adottare solo la prospettiva “umana” ci impedisce di percepire l’illusione. Al punto in cui sono giunta, posso arrivare solo a questa conclusione: di fronte all’ingiustizia, alla catastrofe ecc…la reazione contiene entrambi gli elementi. Ne sento l’orrore e al tempo stesso comprendo che in quella circostanza, in quel contesto, evidentemente non era possibile creare qualcosa di meglio. Se lo scopo è la conoscenza ultima, si prende atto che doveva passare da lì. Ma la reazione dolorosa va colta, perchè quel sentimento indica che c’è da cercare strade migliori per giungere alla medesima conoscenza.

Francesca Emilia

Osservazione. Attivare il testimone. Ti passo un link che parla della legge dello specchio. Stefano l’ho conoscuto personalmente, è uno sciamano di quelli veri. Che lavora veramente con le energie e con esseri su molti piani. E’ un video da ascoltare e riascoltare tante volte in diverse tappe della propria vita. E’ una delle spiegazion più comunicative sull’argomento che ho avuto il piacere di incotrare. Ogni volta che lo riascolto scopro un passaggio in più che prima non avevo colto, forse perchè non pronta. Buon ascolto. https://www.youtube.com/watch?v=m4C-o5Kfwhs

grazie, lo ascolterò volentieri.

Maria Salerno

Spero sia chiaro che non intendevo dire che bisogna abdicare alla nostra funzione, ricordarci chi siamo e squarciare il velo dell’illusione, dico solo che questa operazione presuppone una quotidiana mediazione con la nostra natura umana, senza sbilanciarci troppo verso la dimensione ascetica. Per me il segreto, oltre che nell’attivazione del testimone consapevole sta nell’equilibrio, nella sua ricerca costante solo così realizzeremo il paradiso sulla terra.

L’osservazione consapevole in realtà è lo strumento che per eccellenza permette di realizzare questo equilibrio. Presuppone che di fronte al tumulto delle emozioni umane, tu rimanga centrato pur non reprimendole. In tal modo sei contemporaneamente su entrambi i piani. A me però ancora non riesce farle sfumare velocemente, queste emozioni buie, come insegnano i maestri. Mi ci vuole del tempo. Probabilmente speravo che durassero un istante!

Finalmente viene detto che sebbene tutto sia perfetto così com’è ciò non è una scusa per non agire alle ingiustizie i ai sorprusi. Agire e non reagire!

del resto l’Universo fa proprio così. Se io agisco “male” nei tuoi confronti cosa mi torna indietro? Per la legge di causa effetto mi ritorna esattamente ciò che ho immesso, l’Universo amorevolmente si fa garante di questo meccanismo perfetto, perché noi dovremmo agire diversamente dall’Amore che siamo?

Mi piace chiamare questo Amore: ETICA

che è diverso dalla morale, i principi etici sono oggettivi. Derivano da necessità e convenienze reali. Si basano sulla comprensione individuale del percorso verso la Perfezione, verso Dio. Questo è ciò che Dio cerca di spiegare alla gente.

Ecco perché mi piace parlare di ETICA. un concetto universale dentro l’uomo da sempre e per sempre. È la cosidetta scintilla divina.
Kant, Il cielo stellato. La conclusione della Critica della ragion pratica è una delle pagine piú celebri di Kant.
“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. ”
la legge morale intesa come ETICA.
Bellissimo il tuo inciso :” questo è ciò che Dio cerca di spiegare alla gente”

Io penso semplicemente che ognuno ha il proprio percorso,senza giudizio

Si è vero anche questo. Però i percorsi si intrecciano nella vita reale e a volte è necessario ripristinare equilibri con le dovute maniere

cosa vuol dire questa frase Anna

Che quando qualcuno fa qualcosa,per me brutta,non dico ne poverino ne applaudo,semplicemente penso che quello è il suo percorso e ad una visione più ampia è perfetto così

Ma il fatto che tu sappia che è il suo percorso, il che è vero, non ti costringe a non avere il tuo punto di vista. Non condividere qualcosa perché non è in linea con il tuo sentire, non significa giudicare.

Per questo ti ho chiesto Anna, va bene la prospettiva che tu definisci “più ampia”, ma se uno viene da te e ti maltratta, pensi che è perfetto così o ti allontani da questa persona?
Ho scritto questo post proprio perché volevo sottolineare che l’avere acquisito una prospettiva ampia, non deve farci trascurare le dinamiche oggettive, altrimenti non riusciamo più a distinguere il bene dal male e tutto si annacqua nel mare magnum della perfezione.

Penso sia perfetto così affinché io impari ciò che devo imparare dal esperienza che mi sono attratta.La persona che mi ha maltrattato non la frequento più perché era solo energia negativa,ma non provo rancore o altri di negativo nei suoi confrinti

Maria Salerno

certo, nessuno (men che meno io) suggerisce o incoraggia a provare rancore, l’ho anche scritto

Maria mi sento ben lontana dal avere la tua consapevolezza,ti ringrazio per contribuire

Ehh magari non provassimo più rancore. Io lo provo ancora. Lo vedo e quello che conta è come “agisco” rispetto al rancore. Questa è la consapevolezza, la posizione etica alla quale dovremmo cercare di arrivare.

Tutti contribuiamo alla consapevolezza di tutti e quindi alla consapevolezza del mondo.

Pensare che sia tutto perfetto,non è come sapere che lo è.
Sentire fin dentro alle ossa la perfezione della totalità è qualcosa che si intreccia alla consapevolezza delle dinamiche oggettive.. Può non piacermi qualcosa o qualcuno e contemporaneamente sapere che anche in quel qualcosa c’è la perfezione… Le due cose non sono divisibili

Perfetto.. l’hai spiegato benissimo! Ci voleva un post così chiaro, perché purtroppo molti fraintendono.. e quindi può sembrare che vedere la perfezione sia giustificare ogni cosa. Invece no! L’Amore non se ne sta indifferente dinnanzi ad atti riprovevoli e diffondere armonia attorno a noi significa fare anche ciò che è giusto.. dicendo appunto no quando occorre o denunciare malvagità e ingiustizie, seppur da una prospettiva più ampia abbiano un qualche motivo d’esistere. Però intanto noi seminiamo più Amore.. quello vero! Grazie Maria!

Stamattina mi confrontavo con Giovanna Garbuio e dicevamo per scherzare che a volte dal paradiso all’inferno è un attimo :-). Qual’era il senso? Che l’Amore facilmente può sfociare in accondiscendenza buonista, se non guardiamo al dato oggettivo, oltre che a quello che ci deriva dalla nostra consapevolezza superiore. La paura di essere giudicanti in nessun modo ci dovrebbe sollevare dalla responsabilità di avere un’idea, una posizione, un’opinione.

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