Giovanna Garbuio

La Vita non ci sfida, la Vita risponde alla nostra vibrazione mostrandoci chi siamo

La Vita non ci sfida, la Vita riflette

La Vita non ci sfida
La Vita non ci sfida

Molte persone vivono l’esperienza quotidiana come una continua successione di prove da superare. Un problema economico viene catalogato come una sfida. Una relazione difficile viene interpretata come una sfida. Un ostacolo sul lavoro viene definito una sfida. Da questa prospettiva la vita sembra un avversario da affrontare, un giudice che valuta continuamente il nostro valore, una forza esterna che distribuisce premi e punizioni.

Ma l’idea che la vita ci sfidi è una delle forme più sottili di deresponsabilizzazione [La Vita non ci sfida!]

Se la vita mi sta mettendo alla prova, allora la causa di quello che vivo si trova fuori da me. Esiste una forza esterna che decide quali ostacoli incontrerò, quali difficoltà dovrò affrontare e quali lezioni dovrò imparare. In questa prospettiva la persona diventa il destinatario dell’esperienza (spesso la vittima dell’esperienza).

Quando invece si comprende che la realtà risponde allo stato di coscienza, il punto di osservazione cambia completamente.

  • La vita non assegna prove, la vita riflette.
  • La vita non sfida, la vita risponde.

E rispondendo rende visibile quello che stiamo credendo, immaginando e assumendo come vero.

La vita non ci sfida, la vita risponde. Risponde costantemente allo stato di coscienza da cui stiamo vivendo, risponde alle convinzioni che consideriamo vere, risponde alle immagini che alimentiamo dentro di noi, risponde alle emozioni che abitualmente frequentiamo, risponde alla vibrazione che emettiamo attraverso il nostro modo di essere.

Quando iniziamo a osservare la realtà da questo punto di vista, l’intera esperienza umana assume un significato differente. Non ci troviamo più davanti a un mondo che cerca di metterci alla prova. Ci troviamo davanti a uno specchio.

La vita non ci sfida, ma risponde allo stato di coscienza

La maggior parte delle persone crede che la realtà sia qualcosa di indipendente da sé. Nella visione comune prima accadono i fatti, poi arrivano le emozioni, poi arrivano i pensieri e da questa prospettiva la persona si considera l’effetto delle circostanze.

La visione della coscienza propone invece un paradigma opposto. Lo stato interiore precede l’esperienza. La realtà esterna prende forma come manifestazione coerente della realtà interiore. Questo non significa che ogni singolo evento venga creato intenzionalmente dall’ego, ma significa che l’esperienza complessiva tende continuamente a riflettere il livello di coscienza da cui stiamo vivendo.

Se una persona si percepisce costantemente inadeguata, inizierà a notare situazioni che confermano quella percezione. Se una persona si percepisce costantemente rifiutata, tenderà a interpretare le sue esperienze attraverso quel filtro. Se una persona si percepisce amata, sostenuta e degna, inizierà a riconoscere nella realtà evidenze coerenti con quella convinzione.

La vita non ci sfida, risponde a quello che consideriamo vero.

Perché sembra che la vita ci metta continuamente alla prova

Quando una situazione si ripete, la tentazione è quella di chiedersi perché la vita continui a mandarci lo stesso problema. In realtà la domanda più utile potrebbe essere diversa:

“Quale stato di coscienza sta trovando conferma attraverso questa esperienza?”

Molte persone

  • cambiano partner e ritrovano le stesse dinamiche nella nuova relazione,
  • cambiano lavoro e ritrovano gli stessi conflitti,
  • cambiano città e ritrovano le stesse paure,
  • cambiano ambiente e ritrovano gli stessi blocchi.

Questo accade perché la causa profonda non si trova nelle circostanze, la causa profonda si trova nello stato da cui quelle circostanze vengono vissute. Finché lo stato rimane invariato, la realtà continua a organizzarsi in forme differenti per renderlo visibile.

La vita non sta sfidando la persona, la vita sta rendendo evidente qualcosa che è già presente dentro di lei. La Vita non ci sfida!

La favola della prova da superare

Questa idea diventa particolarmente seducente nei momenti in cui sembra che le cose stiano finalmente andando nella direzione desiderata, ma ci ritroviamo nuovamente ad inciampare, a rallentare, a cadere…

  • Una persona inizia un nuovo lavoro e incontra una difficoltà
  • Una relazione sembra procedere bene e compare un conflitto
  • Un progetto comincia a dare risultati e arriva un ostacolo imprevisto

A quel punto emerge facilmente una spiegazione molto consolatoria: “La vita mi sta mettendo alla prova”; “L’universo vuole vedere se sono pronto”; “È un test per verificare se merito davvero quello che sto ricevendo”!

Questa interpretazione offre un immediato sollievo psicologico perché sposta la causa all’esterno. Allo stesso tempo offre anche una forma di gratificazione personale. Se la vita mi sta mettendo alla prova, allora significa che sono già pronto per il livello successivo, significa che possiedo già il valore necessario, significa che il risultato desiderato è già mio e che l’unico ostacolo rimasto consiste nel superare un esame finale. È una narrazione molto rassicurante.

La realtà, però, racconta qualcosa di diverso. Se una strada continua a presentare attriti, blocchi o ripetizioni, l’informazione più utile non riguarda un presunto test da superare, riguarda quello che l’esperienza sta mostrando. La cosa più verosimile è che forse esiste ancora una convinzione che limita il movimento, forse esiste una paura che continua a orientare le scelte, forse esiste una parte di sé che non si riconosce ancora all’altezza di quello che desidera vivere, forse la direzione intrapresa richiede una comprensione più profonda.

Attribuire tutto a una prova permette di sentirsi già arrivati e questo ci fa percepire un gran valore di noi stessi in quella direzione, che però viste le contingenze forse non è così reale. Osservare sinceramente l’esperienza permette invece di vedere dove ci si trova davvero.

La prima strada protegge l’immagine rassicurante che abbiamo di noi stessi, la seconda rende possibile una trasformazione autentica.

La persona continua a considerarsi perfettamente allineata alla direzione scelta e attribuisce l’inciampo a una specie di esame cosmico. Eppure l’idea che la Vita organizzi prove per verificare il nostro valore contiene una contraddizione profonda: chi dovrebbe verificare quel valore? La Vita sa già perfettamente quello che stiamo esprimendo. La realtà non ha bisogno di testare niente, la realtà sta già mostrando il risultato dello stato da cui stiamo vivendo.

Quando compare un ostacolo, l’informazione preziosa non riguarda un presunto esame da superare. L’informazione preziosa riguarda quello che l’ostacolo sta rendendo visibile, perché potrebbe esistere ancora una convinzione limitante che continua a operare sotto la superficie, potrebbe esistere una paura che sta orientando le scelte senza essere riconosciuta, potrebbe esistere una parte di sé che continua a dubitare della propria capacità di ricevere quello che desidera. Potrebbe anche emergere che la direzione intrapresa non sia realmente coerente con quello che si immaginava oppure che la vita stia semplicemente mostrando un’informazione che fino a quel momento era rimasta invisibile.

Quando invece tutta l’attenzione rimane concentrata sulla presunta prova da superare, l’osservazione si interrompe. La persona continua a cercare conferme del proprio valore invece di interrogarsi su quello che l’esperienza sta mostrando e così si perde l’opportunità di vederlo.

Il messaggio reale che la Vita ci sta inviando

In fondo l’idea della prova contiene una gratificazione immediata. Se la vita mi sta mettendo alla prova, allora significa che sto andando nella direzione giusta, significa che il traguardo è realmente destinato a me, significa che possiedo già le qualità necessarie per raggiungerlo, significa che l’ostacolo rappresenta semplicemente un passaggio obbligato prima del successo. Che può anche essere vero, ma non è quello che specificamente la Vita ci sta dicendo con l’ostacolo che ci propone. La Vita non ci sfida!

In ogni caso questa interpretazione attribuisce immediatamente significato e valore alla propria posizione. L’inciampo smette di essere un’informazione da osservare e diventa una conferma della propria importanza. Eppure proprio qui si nasconde il rischio. Perchè questo è un vlore autoattribuito, non è il messaggio della Vita.

Se l’ostacolo viene interpretato come la certificazione del proprio valore, diventa molto difficile ascoltare quello che sta cercando di mostrare veramente. L’attenzione rimane concentrata sull’idea di essere già pronti per il risultato desiderato, mentre l’esperienza sta cercando di rendere visibile una convinzione ancora attiva, una paura ancora presente, una direzione che richiede una maggiore chiarezza oppure un aspetto di sé che non è stato ancora riconosciuto.

L’idea della prova da superare deresponsabilizza

La Vita non ci sfida. La Vita non ha bisogno di verificare se siamo all’altezza di quello che desideriamo. La vita sta già mostrando, attraverso l’esperienza presente, il punto esatto in cui ci troviamo. Ed è proprio per questo che ogni difficoltà può diventare una preziosa occasione di consapevolezza, a condizione di smettere di considerarla una prova e iniziare a considerarla una rivelazione.

Nel frattempo, infatti, rischia di sfuggire l’aspetto più importante: l’inciampo, la difficoltà, il rallentamento o l’ostacolo stanno comunicando qualcosa di specifico. Stanno mostrando una dinamica interiore, una convinzione, una percezione di sé, un modo di interpretare la realtà che sta partecipando alla costruzione dell’esperienza presente.

Rimanere fissati sulla prova da superare significa continuare a guardare il certificato che si spera di ottenere. Osservare quello che la vita sta mostrando significa accorgersi di quello che l’esperienza sta rivelando qui e ora. Ed è proprio in quella rivelazione che si trova la possibilità di una trasformazione autentica.

L’idea della prova protegge dall’osservazione, la responsabilità apre alla comprensione. Nel primo caso si aspetta di ricevere una certificazione, nel secondo si osserva quello che l’esperienza sta rivelando. E proprio in quella rivelazione diventa possibile una trasformazione autentica. La Vita non ci sfida.

La vibrazione che emettiamo crea il modo in cui interpretiamo il mondo

Uno degli aspetti più affascinanti dell’esistenza è che ogni esperienza contiene informazioni preziose sul nostro stato interiore. La vita ci mostra chi siamo. Lo fa attraverso le relazioni, attraverso il lavoro, attraverso il denaro, attraverso il corpo, attraverso ogni situazione che suscita una reazione emotiva significativa.

Ogni volta che qualcosa ci entusiasma, ci irrita, ci ferisce o ci coinvolge profondamente, stiamo osservando una parte di noi stessi che emerge alla luce. Per questo motivo la realtà può essere considerata uno straordinario strumento di conoscenza. Ogni esperienza diventa un messaggio, ogni esperienza diventa un’indicazione, ogni esperienza diventa una finestra aperta sul nostro mondo interiore.

Quando si parla di vibrazione, molte persone immaginano qualcosa di misterioso o esoterico. In realtà il concetto può essere osservato in modo molto concreto.

La vibrazione è l’insieme di pensieri, convinzioni, emozioni, aspettative e stati interiori che una persona frequenta abitualmente. Due persone possono vivere la stessa situazione e interpretarla in modo completamente diverso: una vede opportunità, l’altra vede ostacoli. Una vede sostegno, l’altra vede minacce. Una vede possibilità, l’altra vede limiti. La differenza non si trova nella situazione. La differenza si trova nello stato da cui quella situazione viene osservata.

La vibrazione determina il significato che attribuiamo all’esperienza e il significato che attribuiamo all’esperienza contribuisce a generare l’esperienza successiva.

Smettere di combattere la realtà

Quando crediamo che la vita ci sfidi, la reazione naturale consiste nel difendersi. Si entra in lotta, si cerca di controllare tutto, si tenta di correggere continuamente il mondo esterno.

Questa posizione richiede un’enorme quantità di energia. Quando invece comprendiamo che la vita risponde, diventa possibile assumere una prospettiva diversa. L’attenzione si sposta dall’esterno all’interno e la domanda cambia: invece di chiedercsi come eliminare il problema, iniziamo a chiederci quale parte di me l’esperienza sta rendendo visibile. Invece di cercare il colpevole, iniziamo a cercare la comprensione, invece di opporci a quello che accade, iniziamo a utilizzare quello che accade come strumento di consapevolezza. La Vita non ci sfida!

Questa trasformazione modifica profondamente il modo di vivere.

La responsabilità come potere creativo

Comprendere che la vita risponde non significa attribuirsi colpe. La colpa appartiene alla logica della separazione, la responsabilità appartiene alla logica della consapevolezza.

Responsabilità significa riconoscere il proprio potere creativo. Significa comprendere che l’esperienza vissuta contiene sempre informazioni preziose sullo stato di coscienza presente, significa accorgersi che il cambiamento autentico nasce da una trasformazione interiore.

Quando cambia lo stato, cambia il modo di percepire, quando cambia il modo di percepire, cambia il significato attribuito agli eventi, quando cambia il significato attribuito agli eventi, l’intera esperienza inizia a riorganizzarsi.

La vita non ci sfida, la vita ci rivela

Forse la più grande trasformazione avviene quando smettiamo di considerare la realtà come un nemico.

La vita non ci sfida, la vita non cerca di ostacolarci, la vita non distribuisce prove casuali: la vita ci rivela. Ci mostra quello che crediamo di essere, ci mostra quello che stiamo alimentando, ci mostra quello che consideriamo vero. Ogni esperienza diventa così un invito alla consapevolezza, ogni esperienza diventa un’opportunità di conoscenza, ogni esperienza diventa un riflesso della coscienza che la sta osservando.

E quando comprendiamo davvero questo principio, la domanda smette di essere “Perché la vita mi sta facendo questo?” e diventa “Che cosa mi sta mostrando di me questa esperienza?” Da quel momento la realtà cessa di essere un campo di battaglia e diventa un percorso di riconoscimento.

Perché la vita non ci sfida, la vita risponde. E rispondendo ci mostra continuamente chi siamo.

Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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