Utopia è adesso è un libro di Davide Reghizzi
Utopia è adesso
Recensione di Giovanna Garbuio
Utopia è adesso di Davide Reghizzi ci sta parlando di uno stato di coscienza che possiamo scegliere di incarnare e camminare da ora, non di un mondo futuro. Ci mostra la possibilità di uno sguardo, ed è una possibilità attuale, presente, disponibile, ma che richiede di essere riconosciuta, abitata e scelta. Finchè l’utopia resta un progetto futuro, rimane inaccessibile e anche discutibile, ma nel momento in cui diventa una caratteristica intrinseca dello sguardo, allora smette di essere qualcosa da inseguire e diventa qualcosa da camminare fin da subito. E infatti il libro lo dice chiaramente, l’utopia non è il contrario della realtà, è la sua possibilità più coraggiosa.
Utopia
Letteralmente, il termine utopia è un gioco di parole greco costruito su due possibili radici:
- ou-topos → “non luogo”
- eu-topos → “luogo buono”
Quindi utopia porta dentro entrambe le letture contemporaneamente. Un luogo che non è fisico e insieme un luogo ideale. E questa ambiguità è proprio il cuore del concetto.
Utopia dunque non indica qualcosa di impossibile, indica piuttosto qualcosa che ancora non ha forma nel visibile, ma che esiste come possibilità. Un “non luogo” che può diventare “luogo” nel momento in cui viene abitato. Un luogo ideale che diventa semplicemente dimora di Bellezza quando viene riconosciuto.
Se la realtà è sempre espressione dello stato da cui viene vissuta, allora l’utopia non è un posto da raggiungere, ma un livello di coscienza da abbracciare. Non è qualcosa di eventualmente realizzabile (o non realizzabile) là fuori, è una qualità dello sguardo che, quando cambia, rende visibile quello che prima sembrava inesistente. E quindi, in senso profondo, utopia non è qualcosa che non esiste, è soltanto qualcosa che non è ancora stato riconosciuto. Proprio come la parola Huna hawaiana che non indica un segreto inaccessibile, ma mostra qualcosa che ancora non notiamo.
Guardare ciò che è reale
Chiarito tutto questo risulta evidente che il libro di Davide Reghizzi non cerca di fornire delle istruzioni per realizzare un sistema che ancora non esiste, ci mostra piuttosto come guardare qualcosa che potenzialmente è già reale. E ormai sappiamo bene che quando cambia il punto da cui si guarda, cambia quello che si vede.
Tutto il libro si muove su questo piano: politica, relazioni, economia, educazione, famiglia, lavoro, natura, ogni ambito viene attraversato come espressione diretta di uno stato interiore condiviso che non ha niente da correggere, basterebbe che venisse osservato in maniera funzionale.
E questo testo ci propone proprio questa prospettiva funzionale. Tutto il contenuto è perfettamente coerente con questo movimento. La società descritta nasce da una trasformazione dello sguardo umano, da cui eventualmente, se saranno ancora necessarie, avranno origine le riforme.
La Vita è uno specchio
Sostanzialmente quello che il libro mostra, senza mai dirlo in modo didascalico, è il meccanismo per cui la realtà che viviamo è il riflesso dello stato da cui la stiamo vivendo.
Quello che esiste è uno stato di coscienza che si organizza e prende forma anche come società. Di fatto non esiste una società fuori che poi influenza l’individuo. E quindi quella che viene descritta non è una società ideale, è una società coerente con uno stato in cui la paura ha perso centralità, in cui la separazione non è più il punto di partenza, in cui il valore non viene più misurato attraverso il possesso, il controllo o il riconoscimento esterno.
Da questa prospettiva molto più naturale di quella da cui ci siamo convinti di vivere attualmente, la politica diventa cura perché non nasce più dal bisogno di dominare, le relazioni diventano autentiche perché non servono più a colmare mancanze, il lavoro diventa espressione perché non è più legato alla sopravvivenza, il denaro perde la sua funzione, la comunità diventa naturale perché non è più costruita sulla difesa. Tutto questo avviene inevitabilmente seguendo un meccanismo fatto di coerenza e riconoscimento.
Spostare il punto di partenza
Leggendo Utopia è adesso si potrebbe avere la tentazione di pensare che si tratti di una visione bella ma irrealistica, e invece quello che emerge, pagina dopo pagina, ad uno sguardo che si permetta di andare oltre la superficie, è che non c’è proprio niente di irrealistico e soprattutto non c’è proprio niente di irrealizzabile, c’è solo da compiere consapevolmente in condivisione uno spostamento definitivo del punto di partenza.
Davide Reghizzi non si chiede come possiamo costruirla questa società, ci mostra semplicemente cosa accade inevitabilmente quando si vive da uno stato che la rende riconoscibile. Non è una questione di “arrivarci”, è una questione di darle l’opportunità di mostrarsi. Perché quella qualità di relazione, quella fiducia, quella cooperazione, quella leggerezza, quella gioia, sono stati naturali da abitare. Il meccanismo è esattamente quello in funzione già ora, solo che attualmente è attivato in modo inconsapevole e quindi è gestito ancora quasi in esclusiva dalle “memorie”.
La funzione di “Utopia è adesso”
Questo libro funziona come uno specchio, ci mostra quello che diventa possibile quando scegliamo di essere chi vogliamo essere e ci impegniamo per esserlo.
E temo che questa funzione del libro sia ciò che rischia di renderlo profondamente scomodo, perché ci toglie ogni alibi, non lascia più alcuno spazio all’idea che serva prima cambiare fuori per poter vivere diversamente, riporta tutto nell’unico luogo/nonluogo dove tutto succede davvero, nello stato dominante della nostra coscienza.
Allo stesso tempo però questo è un libro profondamente liberante, perché ci restituisce il nostro totale potere fatto di possibilità di direzione determinata dalla capacità di riconoscimento. Il potere che traspare dalle pagine non è basato sul controllo, sullo sforzo, sulla necessità di ricostruzione, ma è molto più semplicemente derivante dal riconoscimento.
Utopia è adesso è una consapevolezza
C’è una frase chiave nel libro, il cui concetto è basilare: Il mondo cambia nel momento in cui smettiamo di chiederci se sia possibile e iniziamo a viverlo. In questo concetto ho riconosciuto tutta la mia ricerca.
E’ una frase (come quelle che l’accompagnano) che se letta superficialmente può sembrare motivazionale, ma letta in profondità, è un’indicazione operativa precisissima. Significa che la realtà non deriva dalle azioni o dalle decisioni, ma segue il livello di coscienza di chi la vive, significa che quello che viene vissuto come reale è sempre coerente con la posizione interiore da cui si abita.
E quindi la questione non è rendere possibile l’utopia, la questione è riconoscere e scegliere di camminare lo stato da cui quella realtà è già naturale. La realtà non accade, la realtà risponde alla vibrazione che riceve. E quello che Utopia è adesso fa, con una delicatezza e una coerenza rare, è mostrare come sarebbe quella risposta se lo stato di partenza fosse allineato all’Amore, alla fiducia, alla connessione, alla presenza.
L’utopia è adesso si vive
Dunque questo è un libro che non si legge soltanto, si attraversa, si vive, si sperimenta, si cammina. E mentre lo si cammina, la nostra esperienza quotidiana si adegua. E il grande merito di questo libro è senz’altro quello di mostrarci molto chiaramente, in modo quasi ingenuo, che diventa sempre più difficile continuare a guardare nello stesso modo di prima quando si è compreso tutto questo.
Questo libro con ci fornisce delle istruzioni su cosa fare, ci mostra da dove è possibile (e presto inevitabile) vivere.

