
Il potere dell'immaginazione
Ciclo di Webinar
Perchè?
Spesso ci sembra di avere chiaro cosa dovremmo fare, ma nella vita quotidiana non cambia molto
Il punto non è tanto che ci manchi qualcosa, è che non è semplice portare ciò che sappiamo davvero nella realtà di tutti i giorni
Quest'idea nasce da qui
Cosa trovi qui?
Il potere dell’immaginazione è un ciclo di 5 incontri online, pensato per rendere più semplice e concreto il modo in cui vivi ciò che accade ogni giorno.
Si tratta di uno spazio in cui iniziare a vedere con più chiarezza e fare piccoli cambiamenti, nella pratica.
Non ci saranno cose da studiare o sforzi da compiere.
1
Dove nasce davvero quello che vivi
e come riconoscere le immagini già attive in te
Tema
In questo primo incontro partiamo dal comprendere davvero da dove nasce quello che viviamo ogni giorno.
Quello che sembra accadere fuori, in realtà, ha origine molto prima. La realtà che viviamo è il riflesso dell’immagine che abbiamo reso stabile dentro di noi.
Obiettivo
Attraverso una pratica semplice impareremo a riconoscere le immagini già attive in noi, a vederle con più chiarezza e a comprendere il ruolo che stanno avendo nella nostra vita.
È un passaggio che sposta tutto, perché quando diventa evidente da dove nasce la realtà, diventa evidente anche dove è possibile intervenire.
Approfondimento
L’immaginazione viene mostrata per quello che è davvero, il luogo in cui la realtà prende forma prima di diventare tangibile. L’immaginazione non è qualcosa di secondario, non è un gioco della mente, è l’origine. Un’attività della mente che normalmente viene considerata irrilevante o addirittura fuorviante, si rivela essere il cuore dell’esperienza. Le immagini interiori generano la vita, precedono quello che accade. Prima dentro poi fuori, non viceversa!
In questo incontro viene chiarito con precisione il meccanismo attraverso cui l’esperienza nasce. L’immagine viene mostrata come il veicolo che è, la coscienza è sostanza. Quello che appare fuori è sempre l’evidenza di qualcosa che è stato prima vissuto dentro. E questo cambia completamente il modo di guardare la realtà, perché sposta il punto di intervento dove davvero ha senso agire.
Le intuizioni più profonde del pensiero spirituale di ogni tempo vengono rese operative e accessibili. Diventa evidente che l’uomo vive dentro le immagini che sente vere e che la realtà segue sempre ciò che viene abitato con continuità nel nostro dentro. Non si tratta più di cercare di cambiare quello che accade, ma di riconoscere da dove sta prendendo forma e appropriarsene consapevolmente.
2
Come pensiero ed emozione lavorano insieme
e rendono stabile ciò che senti vero
Tema
In questo incontro entriamo nel cuore del meccanismo di creazione della realtà e iniziamo a vederlo in modo più chiaro e concreto.
Non è quello che pensiamo ogni tanto a fare la differenza, ma quello che sentiamo vero e continuiamo a vivere dentro.
Pensiero ed emozione non sono separati: il pensiero dà forma, l’emozione la rende viva. Quando uno stato (pensiero ed emozione) viene mantenuto nel tempo, la realtà dell’esperienza materiale si organizza in coerenza con quello stato.
Non realizziamo quello che vogliamo, ma quello che siamo già convinti di essere.
Obiettivo
La pratica che faremo ci conduce dove l’attenzione si sposta dal pensare un’immagine al sentirla. Si tratta di un’esperienza diretta. Questo passaggio apre uno spazio reale di trasformazione, perché è nel sentire che un’immagine prende vita e diventa esperienza.
Approfondimento
Entriamo nel cuore del meccanismo creativo e lo vediamo nella sua utilizzabilità. Dopo aver visto dove nasce la realtà, adesso diventa evidente come prende forma e cosa la rende stabile fino a diventare esperienza. Pensiero ed emozione smettono di essere elementi separati e vengono riconosciuti per quello che sono insieme. Il pensiero disegna la forma, l’emozione la rende viva e la continuità la rende esperienza. Quando uno stato viene mantenuto, la realtà non può che organizzarsi in coerenza con quello stato.
Questo passaggio chiarisce che non è quello che si pensa ogni tanto a creare la realtà, ma è quello che si sente vero, quello che si assume reale. La Legge di Assunzione diventa così immediata nella sua evidenza: “Io sono quello che sono convinto di essere”. In sostanza non si tratta di immaginare qualcosa di diverso da quello che si è, ma di riconoscere quello che si sta già sostenendo come identità.
Anche dal punto di vista neuroscientifico il quadro è coerente. Ciò che viene ripetuto diventa struttura percettiva, il cervello si organizza attorno a quello che viene mantenuto come stato, l’attenzione, quando è continua, crea percorsi preferenziali che rendono alcune esperienze sempre più probabili e altre sempre meno accessibili.
Qui si apre lo spazio reale di trasformazione, spostando il modo in cui le immagini vengono vissute, non necessariamente forzando nuove immagini.
3
Come portare tutto nella quotidianità
con pratiche semplici e concrete
Tema
In questo incontro osserviamo il passaggio secondo cui all’inizio l’immaginazione sembra qualcosa da usare, da orientare, da gestire, e poi diventa riconoscibile come uno stato da vivere ogni giorno. La realtà non si organizza attorno a quello che proviamo a cambiare, ma attorno allo stato che abitiamo con continuità (a quello che sentiamo essere vero nel nostro profondo). La realtà, quindi, non accade, ma risponde sempre alla vibrazione che emettiamo. L’immaginazione più potente è quella che riconosciamo come già attiva dentro di noi.
Obiettivo
Attraverso la pratica inizieremo a portare alla luce le immagini che stanno già guidando la nostra esperienza e a liberarci dall’influenza di quelle che creano distorsione. Non si tratta di creare qualcosa di nuovo, ma di vedere con più chiarezza ciò che è già presente e lasciare andare ciò che crea interferenza. È un incontro che semplifica profondamente, perché mostra che il lavoro non è fare di più, ma interferire di meno.
Approfondimento
Fino a questo punto l’immaginazione è stata vista come qualcosa che si può usare, orientare, attivare, qui diventa evidente che l’immaginazione non è uno strumento, ma è uno stato da integrare e camminare nel quotidiano. All’inizio infatti viene giustamente utilizzata in modo volontario, come scelta di obiettivo, come direzione consapevole, poi diventa sempre più naturale, spontanea, automatica, fino a stabilizzarsi come lo stato da cui si vive ossia quello stato da cui la realtà prende forma e si organizza.
Questo chiarisce in modo definitivo che la realtà non accade, ma risponde sempre allo stato dominante, ossia alla vibrazione che emettiamo, alla convinzione di ciò che riteniamo essere vero. La realtà tangibile del quotidiano non si adegua a quello che proviamo a cambiare, e nemmeno a quello che vogliamo, che desideriamo, che ci proponiamo, ma si organizza millimetricamente attorno a quello che sentiamo essere vero con continuità. Questa è la funzione più profonda dell’immaginazione: mostrare quello che è già attivo e sta già producendo esperienza. Non si tratta di creare qualcosa di nuovo, ma di riconoscere la nostra più alta potenzialità e attivarla definitivamente.
In questo contesto Ho’oponopono trova la sua collocazione naturale. Non serve per costruire immagini migliori, non serve per aggiustare immagini sbagliate, è invece potente per trasmutare quelle convinzioni disturbanti che stanno già operando. È un lavoro di pulizia, di alleggerimento, di restituzione della chiarezza. Quando l’attrito si dissolve, ciò che resta è lo stato che può esprimersi senza interferenze.
Quindi non si tratta più di creare, ma di vedere. Non c’è niente da aggiungere, ma sposiamo l’atteggiamento di lasciare emergere.
4
Il rapporto tra passato, presente e futuro
visto in modo diverso da come siamo abituati
Tema
In questo incontro ci impegneremo a cambiare il modo di vedere il tempo. Il tempo non è qualcosa di rigido, che va dal passato al futuro, ma è qualcosa che si organizza nel presente a partire da ciò che viviamo ora. Quello che hai vissuto non è davvero “finito”: influenza il presente attraverso la traccia che ha lasciato in te. Cambiare la traccia, significa cambiare il proprio presente. Allo stesso modo, il futuro non è qualcosa da costruire o da inseguire, ma è una direzione che può essere riconosciuta e vissuta come già reale adesso.
Non si tratta di creare qualcosa che ancora non esiste, ma di riconoscere la direzione in cui ci stiamo già muovendo.
Obiettivo
Attraverso la pratica inizieremo a osservare il legame tra ciò che viviamo oggi e ciò che abbiamo vissuto e ciò che potremmo eventualmente vivere. Lavoreremo sulla revisione, non per cambiare il passato, ma per modificare la sua influenza che continua ad agire nel presente.
Allo stesso tempo, inizieremo a riconoscere il futuro non come qualcosa da raggiungere, ma come uno stato è già reale ora. Questo permette al presente di orientarsi in modo naturale, senza sforzo e senza bisogno di forzare il cambiamento.
Approfondimento
La prospettiva si amplia in modo decisivo e diventa evidente la struttura e il ruolo del “tempo” nella dinamica creativa. Il tempo smette di essere una linea rigida e viene riconosciuto nell’esperienza diretta come una funzione dello stato presente. Passiamo dalla convinzione illusoria del tempo orizzontale alla consapevolezza reale del tempo verticale.
Quando un’immagine è stabile, non riguarda più solo quello che verrà, perché il futuro smette di essere qualcosa che “non esiste ancora” e si mostra come una direzione già attiva: e anche quello che chiamiamo passato si dispone in coerenza con lo stato. L’esperienza smette di essere qualcosa che scorre e diventa qualcosa che si organizza.
Introduciamo il concetto di tempo verticale, dove il presente non è un punto tra passato e futuro, ma è il punto da cui passato e futuro prendono significato e direzione. Quando lo stato cambia nel presente, cambia la direzione dell’esperienza nel suo insieme.
La revisione diventa allora uno strumento potente e concreto. Non interviene su un passato oggettivo, interviene sull’influenza che quel passato continua a produrre nel presente. Cambiando quella traccia, cambia l’esperienza attuale e tutto ciò che da essa si sviluppa.
Allo stesso modo, quello che viene abitato come stato inizia a operare come futuro attivo. Non c’è niente da attivare, non c’è niente da raggiungere, c’è da riconoscere e abitare una direzione già coerente. La retrocausalità rende evidente che il futuro, quando è vissuto come stato, inizia a influenzare il presente orientandolo nella sua stessa direzione.
Questo porta alla comprensione che non si tratta di creare qualcosa che ancora non esiste, ma di posizionarsi in una linea già coerente con ciò che si è scelto di essere che da “qui e ora” adegua tutto.
5
Come iniziare a spostarti senza forzare
riconoscendo una direzione già presente
In questo ultimo incontro tutto si semplifica.
Tema
Dopo aver visto e compreso il funzionamento dell’immaginazione, diventa evidente che non c’è qualcosa da costruire o da migliorare. L’immaginazione non è uno strumento da usare, ma uno stato naturale da riconoscere e vivere. Da questa comprensione smette lo sforzo, smette il controllo e resta lo spazio per l’azione che non propone di immaginare meglio, ma permette di liberare dalle interferenze.
Obiettivo
Attraverso la pratica porteremo l’attenzione su ciò che è già presente, per iniziare a riconoscerlo senza cercare di modificarlo. Non c’è nulla da aggiungere o da costruire, ma qualcosa da lasciare andare. Questo permette allo stato più coerente di emergere in modo naturale, senza sforzo e senza bisogno di “fare”.
Approfondimento
Qui si semplifica e si ricompone tutto in un’unica evidenza e il percorso fatto fino a qui trova il suo punto naturale come apertura a un livello diverso di esperienza. Risulta evidente che il fare ha avuto senso solo come passaggio. Gli strumenti, le comprensioni, le pratiche ci hanno accompagnato fino a questo punto e ora resta da abitare lo stato, perché è sempre lo stato a determinare l’esperienza.
L’immaginazione pura è uno stato da camminare consapevolmente. Non è qualcosa da costruire o da allenare, ma è un modo naturale, fluido e stabile di osservare il Mondo. L’immaginazione pura non deriva dallo sforzo, non genera tensione, non crea dubbi, non produce attesa, piuttosto porta con sé una sensazione di evidenza, come qualcosa che è già così e si vede. L’immaginazione pura è il riflesso diretto di un’identità riconosciuta.
A questo punto la distinzione tra immaginazione e realtà perde significato perché l’immaginazione coincide con la coscienza e la coscienza coincide con ciò che viene vissuto e con ciò che è testimoniato dall’evidenza dei sensi. Non serve credere, perché il credere mantiene distanza, non serve sperare perché la speranza genera separazione, bisogna SAPERE perché è il sapere che crea. Un sapere silenzioso, stabile, che non ha bisogno di essere sostenuto è alla base della nostra esperienza tangibile. Io sono quello che so di essere. Riconoscendo questa dinamica le intuizioni delle sacre scritture, la visione del Nuovo Pensiero, il lavoro di Ho’oponopono, la Legge dello Specchio convergono tutti sullo stato dominante della coscienza
Il punto centrale: l’immaginazione non va migliorata, va liberata dalle interferenze
Non c’è niente di più da imparare, c’è qualcosa da lasciare andare, non si tratta di immaginare meglio, più correttamente, secondo determinate regole, ma di smettere di disturbare le immagini che sono già attive e stanno già generando esperienza.
La pratica finale ci suggerisce questo riconoscimento. L’attenzione viene portata sull’immagine che è già presente ora, ma per vederla con chiarezza.
Quando l’immagine viene riconosciuta per quello che è, perde ogni bisogno di essere controllata e lascia spazio a ciò che è più coerente con quello che si è scelto di essere.
Chi sono

Lo so, non mi sono ancora presentata, ma credevo fosse più importante andare a scoprire come posso aiutarti a stare meglio. Sono Giovanna Garbuio, da anni studio e condivido Ho’oponopono in una forma accessibile e concreta, per aiutare le persone a portarlo nella loro vita quotidiana e vedere cambiamenti veri.
