Giovanna Garbuio

Articolo di Giovanna Garbuio

Mantra inconsci di fallimento: la trappola nascosta nelle nostre parole

“Eh ma è difficile…”

“Non è mica facile…”

“Vorrei vedere te al mio posto!”

Queste frasi, pronunciate con un tono tra il rassegnato e il passivo/aggressivo, circolano tra le bocche come caramelle alla menta in una sala d’attesa. Sono il sottofondo stanco di una società che ha fatto dell’autocommiserazione una forma d’arte. Ma attenzione: queste non sono semplici parole da sfogo. No. Sono comandi, sono veri e propri decreti! Sono mantra inconsci di fallimento. Sono incantesimi lanciati senza consapevolezza, ma con effetti devastanti.

Ogni volta che dici “è difficile”, stai parlando direttamente alla tua realtà. Le stai dicendo: “Complicati, per favore.” E lei, che è molto educata, ti obbedisce subito.

Il buco nero dell’auto-sabotaggio

Lo spiega bene Federico Cimaroli: queste parole generano un “buco nero interiore. Un vortice che risucchia tutte le tue energie risolutive“. Il tuo slancio, il tuo intuito, il tuo coraggio… puff, spariti. Ti ritrovi vuoto, spompato, depresso… ma “coerente” con quello che hai appena dichiarato.

  • Hai detto che era difficile? Voilà, diventa insormontabile.
  • Hai detto che non era facile? Bene, adesso servono sette lauree, due reincarnazioni e un miracolo.
  • Hai detto “vorrei vedere te”? Ecco che ti senti ancora più solo, ancora più sfortunato, ancora più incastrato nella parte della vittima eroica che deve combattere contro un destino cinico e baro.

Ma diciamo la verità: non è che la vita sia davvero così complicata. È che noi abbiamo addestrato la nostra mente a complicare le cose. E poi ci siamo convinti che “dire la verità” equivalga a dire quanto tutto sia faticoso. Come se lamentarsi fosse sinonimo di sincerità.

Spoiler: non lo è.

La verità vera (quella che ti sblocca)

C’è una verità molto più potente e decisiva ed è quella del 6° specchio de Gli Specchi Esseni. E sta scritta anche in 1 Corinzi 10; 13 (che non è un versetto, è una sveglia):

“Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via di uscirne, affinché la possiate vincere.”

Bum. Fine delle scuse. Alibi annullati! Qualunque sia il problema che stai affrontando, hai la forza per attraversarlo. Punto!

Non esiste esperienza che ti arrivi addosso per cui tu non abbia, in potenza, tutto ciò che serve per trasformarla. Magari non subito. Magari con fatica. Ma la chiave è già nella tua tasca. È sempre lì.

Allora perché molti si ostinano a dire “ma è difficile!” … “non ce la posso fare!”? Perché fa comodo. Perché se è difficile, allora sono giustificati a non provarci. A restare fermi. A delegare la responsabilità. Solo che poi si sentono svuotati, impotenti, frustrati. Il prezzo della “scusa perfetta” è altissimo.

Sradicare la piaga

ironia, consapevolezza, e un bel calcio alla lamentela

Dobbiamo trattare “…eh ma è difficile” come una di quelle espressioni che dovrebbero attivare un allarme nella mente. Tipo: “Attenzione! Attenzione! Pensiero autosabotante in corso!”
Proviamo a sostituirla con qualcosa di più sano, tipo:

  • “Ok, questa è una sfida. Vediamo cosa posso tirar fuori da me.”
  • “Non ho idea di come si faccia, ma lo scoprirò.”
  • “Mi sembra complicato, ma scelgo di credere che sia alla mia portata.”
  • “Non ci riesco… ancora.” (aggiungi sempre “ancora”. Cambia tutto.)
  • “Cosa mi sta mostrandoquesta situazione di me?”

Oppure, sesei capace di mantenere l’ironia, ancora meglio:

  • “Mi è stato affidato un livello esperto. Ok, sono un ninja dell’anima.”
  • “Difficile? Ottimo! Significa che c’è un premio grosso alla fine.”

Conclusione: la mia parola è legge

Smettiamo di maledirci con lamentele travestite da realismo. Le parole che usiamo non descrivono la realtà. La creano. E se proprio vogliamo affermare che è difficile… facciamolo solo mentre stiamo già scalando la montagna, sorridendo e dicendo:

“È difficile… ma guarda come mi sto superando!”

Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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