Giovanna Garbuio

Pirateria digitale dei libri. Quando la condivisione gratuita danneggia chi lavora

Articolo di Giovanna Garbuio

Come chiamare la pirateria digitale “condivisione dovuta”

Pirateria digitale

C’è una giustificazione alla pirateria digitale che trovo particolarmente interessante, perché viene spesso presentata come un principio etico: «Condivido gratuitamente libri e contenuti perché non tutti possono permettersi di acquistarli e credo che il sapere debba essere accessibile a tutti.» A prima vista sembra persino un’affermazione generosa.

Quando la generosità la paga qualcun altro

Il problema è che la generosità vera consiste nel mettere a disposizione qualcosa di proprio. Se metto a disposizione qualcosa che appartiene a qualcun altro, senza chiedergli il permesso, non sto facendo beneficenza, sto semplicemente decidendo io che qualcun altro debba rinunciare al compenso per il proprio lavoro affinché una terza persona possa usufruirne gratuitamente.

E naturalmente la decisione diventa molto più facile quando io non ci rimetto niente.

Dietro un libro (o un ebook) c’è il lavoro di qualcuno

Un libro non compare spontaneamente su internet. Qualcuno lo ha pensato, studiato, scritto e riscritto. Qualcuno lo ha corretto, impaginato, tradotto, quando si tratta di un’opera straniera, pubblicato e distribuito. Dietro quelle pagine ci sono ore, mesi, a volte anni di lavoro. Il fatto che alla fine quel lavoro possa essere trasformato in un file duplicabile con un clic non cancella tutto l’impegno che è stato necessario per produrlo.

La pirateria digitale applicata al tuo lavoro

Immaginiamo di applicare lo stesso principio a qualcosa che non sia digitale.

Un consulente fiscale conosce un’associazione senza scopo di lucro che non può permettersi un servizio di tenuta della contabilità. Decide che è profondamente ingiusto che soltanto chi possiede denaro possa permettersi un contabile e, mosso dalle migliori intenzioni, offre gratuitamente all’associazione il lavoro della propria impiegata amministrativa. Ogni settimana le assegna alcune ore di lavoro per occuparsi della contabilità dell’associazione. Quelle ore però decide di non pagarle. Alla protesta dell’impiegata potrebbe rispondere che dovrebbe essere felice di contribuire a una buona causa. Quelle persone non possono permettersi un commercialista e lui ritiene che un servizio tanto importante debba essere accessibile anche a chi non ha disponibilità economiche.

Credo che a quel punto l’assurdità sarebbe evidente. Ed è proprio questo il meccanismo della pirateria digitale, reso meno evidente soltanto dal fatto che ciò che viene sottratto al controllo di chi lo ha prodotto è facilmente duplicabile.

Se vuoi regalare il lavoro di qualcuno, devi prima pagarlo tu

La generosità ha un costo

Vuoi che una persona che non può permettersi un determinato libro possa leggerlo? Comprane una copia e regalagliela. Vuoi sostenere l’accesso alla cultura? Regala libri alle biblioteche. Sostieni le biblioteche pubbliche. Compra copie da mettere in circolazione. Promuovi le opere realmente entrate nel pubblico dominio, magari traducendole e impaginandole e caricandole in rete tu. Segnala i contenuti che autori ed editori hanno scelto liberamente di rendere gratuiti. Presta i libri che possiedi quando le condizioni lo consentono.

In tutti questi casi la generosità ha un costo e quel costo, se vuoi essere generoso, lo devi sostenere tu. È proprio questo che la rende generosità.

Prendere invece il lavoro di un autore, di un traduttore, di un editore o di qualunque altro professionista e distribuirlo gratuitamente, perchè c’è chi ne beneficerebbe è esattamente il principio su cui si regge questa forma di pirateria digitale e significa stabilire unilateralmente che il bisogno di chi riceve abbia più valore del diritto di chi ha prodotto quel bene a decidere che cosa farne.

Pirateria digitale e spiritualità

E trovo particolarmente curioso quando questo avviene proprio nel mondo della spiritualità, dove si parla continuamente di rispetto, responsabilità, reciprocità, energia dello scambio, consapevolezza e coerenza. La coerenza si vede soprattutto quando un principio ci costa qualcosa. È molto facile essere generosi con le risorse altrui.

Posso convincermi che sto diffondendo conoscenza, aiutando chi ha meno possibilità, rendendo accessibile un sapere prezioso. Posso raccontarmi tutte le storie dell’orso che voglio. Ma rimane una domanda estremamente semplice che contiene tutte le risposte: chi sta pagando la mia generosità? Se la risposta è «qualcun altro», forse vale la pena fermarsi a guardare meglio quello che stiamo facendo.

Il diritto alla cultura e il diritto al proprio lavoro

Perché esiste certamente un problema reale di accessibilità alla cultura. Ed è un problema sul quale possiamo interrogarci seriamente, cercando soluzioni, sostenendo biblioteche, prestito, pubblico dominio, iniziative gratuite autorizzate, prezzi accessibili e tutte le forme possibili di condivisione legittima.

Il diritto alla cultura, però, non trasforma automaticamente il lavoro culturale in lavoro gratuito.

Uno scrittore non vive di aria perché scrive libri spirituali. Un traduttore non paga meno la spesa perché il testo che ha tradotto parla di consapevolezza. Un editore non riceve gratuitamente carta, grafica, personale, connessione a internet e distribuzione perché pubblica libri destinati alla crescita personale.

E soprattutto nessuno di noi acquisisce il diritto di decidere al posto loro che il loro lavoro debba essere regalato.

Un dono è un dono solo se colui al quale appartiene sceglie di donarlo

Quando parliamo di pirateria digitale dei libri, quindi, non stiamo parlando soltanto di file che possono essere copiati gratuitamente. Stiamo parlando del diritto di chi ha prodotto un’opera a decidere come renderla disponibile.

La conoscenza può essere un dono meraviglioso. Ma un dono è tale quando chi possiede qualcosa sceglie di donarlo. Quando siamo noi a scegliere di donare ciò che appartiene a un altro, il nome da dare a quel gesto cambia parecchio.

Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

{"email":"Email address invalid","url":"Website address invalid","required":"Required field missing"}

Tutti gli insegnamenti Ho'oponopono


I testi e i corsi più approfonditi in Italia sulla spiritualità Hawaiana e sulla sua applicazione alla propria vita


La Membership

Un luogo nostro dove crescere insieme in direzione della miglior versioni di noi stessi per manifestare gioia, serenità e benessere nella nostra realtà quotidiana in ogni ambito.