Giudizio o Discernimento?
La differenza profonda e il potere di Ho’oponopono per liberarsi dalla resistenza interiore
Articolo di Giovanna Garbuio

Quante volte, nella vita quotidiana e nel lavoro, ci troviamo a fare i conti con il “giudizio”?
Un termine che, nella visione comune, porta con sé l’ombra della critica, del confronto spietato, della divisione.
Ma cosa significa davvero giudicare? E soprattutto, qual è la sottile, ma enorme differenza tra giudizio e discernimento?
Scopriamo insieme come queste due parole, lontane solo un passo, rappresentino due energie e azioni completamente diverse, una che rallenta e divide, l’altra che illumina e unisce. E come il percorso di Ho’oponopono ci offra una via per trasformare il giudizio in discernimento, liberandoci dalle memorie e dalle resistenze che bloccano la nostra crescita.
La parola “Giudizio”
radici, significati e impatto energetico
Il termine “giudizio” deriva dal latino iudicium, da iudex, che significa “colui che dice il diritto”, “colui che distingue e separa il giusto dall’ingiusto”. È dunque un atto di divisione, di separazione tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è, tra chi merita e chi no.
Questa azione di “separare” è nata con l’intento di orientare e portare chiarezza nel caos della realtà, ma nel tempo si è caricata di significati pesanti: paura della critica, timore di non essere all’altezza, condanna. Specialmente in contesti come il lavoro, il giudizio può trasformarsi in uno strumento di controllo, blocco e divisione.
Ho’okolokolo
Curiosamente, anche nella lingua hawaiana troviamo un’eco di questo significato profondo: la parola per “giudizio” è Hoʻokolokolo.
- Hoʻo- = prefisso causativo che trasforma la parola che segue in azione/processo.
- Kolo = strisciare, procedere lentamente, avanzare a fatica o con lentezza.
- Il doppio kolo-kolo (come in Ho’oponopono) dà un ulteriore livello di profondità al concetto espresso quindi “Rallentare ciò che ulterioremnte segue, facilmente la manifestazione.
🔹 Quindi “Hoʻokolokolo” letteralmente significa:
“Causare (o mettere in atto) un procedere lento e ripetuto che rallenta il seguito”.
Nel linguaggio moderno hawaiano, “hoʻokolokolo” dunque è usato per dire giudizio, processo legale, indagine, ecc. Ma se lo leggiamo con occhi simbolici o spirituali come la lingua sacra Hawaianan ci ha insegnato fare:
Giudicare = attivare un processo che rallenta, che impone lentezza e attrito al fluire naturale degli eventi (cioè alla manifestazione). Giudicare è dunque “agire rallentando tutto”, introducendo una resistenza energetica nel flusso naturale delle cose (il primo Kolo), frenando la manifestazione (il secondo Kolo).
In questa lettura, possiamo dire:
- Il giudizio è come un’azione che striscia nella mente, rallentando il nostro allineamento con il Sé (o col Divino).
- Giudicare spezza il flusso, crea attrito, introduce ritardi e ostacoli nella manifestazione.
- Più giudico (me o altri), più mi allontano dalla chiarezza e dalla fluidità della realtà manifestata.
E quindi:
Hoʻokolokolo riconosce come “emettere un giudizio” è un atto che interrompe o rallenta la creazione fluida della realtà.
Il discernimento
oltre il giudizio, un atto di presenza e unione
Se il giudizio è un atto di divisione e rallentamento, il discernimento rappresenta la sua polarità positiva, un atto di chiarezza che unisce invece di dividere.
Ecco la parola spiegata attraverso la sua etimologia:
- Dis significa “separare”, “dividere”;
- Cernere significa “setacciare”, ovvero selezionare con cura, ossia ancora dividere
Mettere insieme dis + cernere pero non significa “separare per dividere” fine a sé stesso, ma “separare per scegliere, per chiarire ciò che è importante e ciò che non lo è”.
È una doppia negazione che realizza un’affermazione, è un doppio filtro che porta a una sintesi più alta, una chiarezza che unisce e mette ordine senza spezzare.
Figurativamente si può immaginare questo processo come un “meno per meno fa più”: “separare per separare” dunque in questo caso porta a comprendere meglio, a vedere più nitidamente, ad agire con maggiore consapevolezza. Il discernimento non condanna né definisce rigidamente, ma osserva con il cuore aperto, senza aggiungere giudizi emotivi o etichette.
Giudizio vs Discernimento
l’impatto nelle relazioni e nel lavoro
Nel lavoro, il giudizio troppo spesso assume la forma di critica severa, di ricerca spasmodica di colpevoli, di un sistema che paralizza l’iniziativa e uccide la fiducia. L’energia del giudizio genera paure, difese e silenzi, minando la collaborazione e la crescita.
Il discernimento, invece, apre spazi di ascolto, di comprensione e di crescita condivisa. È il cuore dei feedback costruttivi, che nutrono, valorizzano i talenti e invitano a migliorare con gentilezza e responsabilità.
La leadership che giudica è una leadership che minaccia; quella che discerne è una leadership che guida con empatia, chiarezza e coraggio.
Ho’oponopono: trasformare il giudizio in discernimento attraverso la pulizia delle memorie
Ho’oponopono ci insegna a lavorare proprio su questo nodo: non con la lotta o la negazione del giudizio, ma con la pulizia delle memorie e delle energie che lo alimentano dentro di noi.
Quando impariamo a riconoscere il giudizio come un’azione che rallenta e separa e intralcia la manifstazione della miglior versione di me stesso (Ho’okolokolo), possiamo iniziare a sciogliere le resistenze, a liberarci dal peso emotivo e dalla paura che esso porta. Questo ci apre alla possibilità di vedere davvero, cioè di discernere, in modo limpido e amorevole.
Scegliere ogni giorno come usare il potere del discernimento
Siamo chiamati ogni giorno a fare una scelta consapevole: lasciare che il giudizio divida e rallenti il nostro cammino, oppure permettere al discernimento di illuminare le nostre relazioni e il nostro agire.
Riscoprire la dignità e il valore della parola “discernimento” ci permette di trasformare un potere che può distruggere in uno strumento di crescita, di attenzione e di responsabilità.
Nel lavoro, nelle relazioni, nella vita, imparare a discernere ci rende più forti, più uniti e più liberi.
