Giovanna Garbuio

Valori autentici: Articolo di Giovanna Garbuio

Valori autentici:

smettiamo di definirli per contrasto e iniziamo a viverli davvero

Valori autentici

Lavorndo sui social noto sempre più post che esordiscono con frasi tipo: “in un mondo così colà (caratteristica negativa) … è importante essere cosà colì (caratteristica positiva).

Ma quando smetteremo di fare sempre confronti? di sentirci migliori? di portare l’attenzione continuamente su quello che non va?

Di fatto si è formata una struttura retorica che si ripete sempre più spesso nei post sui social, soprattutto in quelli che mirano a ispirare, motivare, o risvegliare un po’ di consapevolezza:

“In un mondo che [difetto del mondo], è importante [virtù che noi possediamo o auspichiamo].”

Qualche esempio?

  • “In un mondo frenetico, impara a rallentare.”
  • “In un mondo iperconnesso, ma disconnesso dentro, conta come ci sei, non solo cosa fai.”
  • “In un mondo che dimentica l’essenziale, sii luce.”

E così via.

A prima vista sembrano frasi piene di buoni intenti. E lo sono, almeno nelle intenzioni. Ma a guardarle bene… c’è qualcosa che stona. C’è un “sotteso” che rimane subliminale.

Questo tipo di esordio (“In un mondo così colà…”) è diventato una modalità ricorrente, che ha il vantaggio di creare contrasto, quindi catturare l’attenzione, ma lo fa rinforzando continuamente lo sguardo su ciò che non va. E se parliamo di consapevolezza, energia, creazione della realtà… questo è un cortocircuito!

Il problema invisibile: il valore come reazione

Quando affermiamo un valore solo in risposta a una mancanza percepita nel mondo, stiamo dicendo (anche senza volerlo):

👉 “Serve essere buoni solo perché tutto il resto è cattivo.”

Ma è davvero così?

  • La gentilezza vale solo in un mondo aggressivo?
  • L’ascolto è prezioso solo in un mondo che urla?
  • La presenza ha senso solo in un mondo disconnesso?

No. Un valore è un valore sempre. Non ha bisogno dell’ombra per esistere. Non brilla di più solo perché intorno è buio. Non ha bisogno del male per brillare, né della crisi per mostrarsi utile. Brilla perché è Luce. Punto.

Eppure, nella comunicazione moderna, anche quella consapevole, continuiamo a usare il “difetto del mondo”, o peggio quando il diffetto non è addirittura attribuito alla “gente”, come trampolino per affermare ciò che conta. I valori autentici sono ciò che conta a prescindere. È un meccanismo molto umano, ma altrettanto limitante. Perché anche quando vogliamo portare luce, partiamo comunque dall’ombra e alimentiamo l’ombra

E se smettessimo di farlo?

E se provassimo ad affermare i valori per ciò che sono, non per contrasto, non per universalità morale, non per differenziarci da un mondo “che non capisce”?

Se ci pensiamo, piuttosto di una frase del tipo: “In un mondo iperconnesso, ma disconnesso dentro, il vero valore non risiede solo in ciò che fai, ma in come ci sei“, l’altternativa di una frase come questa ha molto più potere:

“Il vero valore non risiede solo in ciò che fai, ma in come ci sei.”

Senza confronti. Senza giudizi. Senza implicazioni sul mondo là fuori che “non ci arriva”. È una frase che unisce, non che divide. Che propone, senza opporsi. Che non genera conflitti per sanarli con la presunta possibile armonia. Che non ha bisogno di dimostrare, ma semplicemente “E'”.

Non parte dalla mancanza, ma dalla presenza. Non fa leva sulla paura o sul confronto, ma sulla possibilità.

In più, questo approccio libera anche da quella sottile superiorità morale implicita nel “noi che capiamo mentre il mondo sbaglia”, che spesso è inconsapevole, ma inevitabilmente crea distanza anziché comunione.

E questo, se davvero vogliamo cambiare il mondo, fa tutta la differenza del mondo

Da “reazione” a “creazione”

Sì, è ora di smettere di fare paragoni per affermare ciò che vale. È molto più generativo affermare il valore per ciò che è, senza bisogno di ombre per dargli luce.

Se siamo davvero consapevoli che la coscienza crea la realtà, non possiamo più permetterci di fare del confronto una scorciatoia narrativa. Ogni volta che affermiamo qualcosa “in opposizione a”, stiamo comunque mettendo energia e attenzione su ciò che non vogliamo. E quindi, paradossalmente, lo continuiamo a nutrire.

Il salto quantico avviene quando iniziamo ad affermare ciò che vogliamo senza opposizione, senza contrapposizioni, senza reagire a nulla. Solo creando. Solo proponendo. Solo incarnando.

Tutto molto più semplice di quello che ci ostinaimo a credere e a dire.

Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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