Chi ha davvero valore non lo dice
Il rumore delle buone intenzioni: articolo di Giovanna Garbuio
Attenzione al rumore delle buone intenzioni

Il rumore delle buone intenzioni -> Da qualche giorno mi sono accorta del dilagare di una dinamica interessante. Questo post lo scrivo per osservare la dinamica e rendercene insieme conto. E magari chiedermi insieme a voi, dato che la noto, in cosa mi riguarda. Scorrere i social oggi è come camminare in un mercato affollato dove ognuno grida per attirare l’attenzione, anche, e forse soprattutto, chi afferma di non volerla proprio attirare.
Continuamente leggo post che iniziano denunciando il mondo (un mondo in cui non c’è più tolleranza, gentilezza, solidarietà …) o soprattutto ciò che gli altri (di cui “io” non faccio mai parte) “fanno male”: urlano, si esibiscono, manipolano, “vendono” (questa forse è la cosa più terribile 😳🤪). E poi, quasi con la stessa energia, l’autore rivendica come invece lui faccia tutto bene: con autenticità, umiltà, valore vero.
Ma c’è una sottile disfunzionalità in questa dinamica che merita uno sguardo più profondo.
Quando passi metà del tuo messaggio a elencare cosa non andrebbe fatto (da altri) e l’altra metà a dire quanto tu sei diverso (e migliore), il riflettore che dici di non cercare, in realtà, lo stai cercando eccome. E lo stai puntando direttamente su di te… ancora una volta a sottolineare il modo migliore in cui tu fai le cose anzichè “fare effettivamente le cose”
La vera differenza non ha bisogno di proclami.
Se dichiari che viviamo in un mondo che urla per farsi notare, non è che dicendo “io non urlo” effettivamente non lo stai facendo… lo stai facendo solo con parole diverse.
Il punto non è giudicare l’intenzione, che può anche essere sincera, ma osservare il meccanismo: quando dire di essere diversi diventa l’ennesimo modo per dimostrarsi migliori e comunque uno sposare la stessa dinamica che si denuncia.
Chi cerca connessione autentica, chi ha davvero qualcosa di trasformativo da offrire, lo fa, lo incarna, lo vive. Non ha bisogno di dichiararlo, né ad alta né a bassa voce.
E chi è in sintonia con quel messaggio, semplicemente lo coglie, lo nota, lo sente, lo riconosce. E si avvicina.
Il valore non ha bisogno di difendersi
La presenza non ha bisogno di sottolinearsi. L’autenticità si riconosce dal silenzio, non dalla dichiarazione. Un Kahuna non dichiarerà mai al mondo di essere un Kahuna, semplicemente lo è e come tale viene riconosciuto.
Non scrivo questo per puntare il dito verso qualcuno, sarebbe lo stesso errore.
Lo scrivo per renderci consapevoli di una dinamica prima di rischiare di intraprenderla a nostra volta (direi che il riferimento è chiaro allo specchio n.10 degli Specchi Esseni)
Perché diventarne consapevoli ci aiuta a fare chiarezza sulle reali intenzioni che muovono le nostre parole, anche quando crediamo di essere animati da scopi nobili.
Ci permette di distinguere tra ciò che nutre davvero la relazione e ciò che, invece, la intrappola ancora una volta nella dinamica del “chi fa meglio”.
E, cosa ancora più preziosa, ci consente di fare un passo indietro dal bisogno di approvazione, dal bisogno di affermarci e un passo avanti verso il desiderio di condividerci, che è ben diverso.
Siamo qui per contribuire, non per competere
E il contributo più autentico non ha bisogno di distinguersi urlando o anche semplicemente descrivendosi, ma di risuonare in chi lo riconosce. E’ il contributo vero attivo che si distingue non la sua descrizione, più o meno soft che sia. È l’azione che parla. È la coerenza che risuona. È la presenza che trasforma.
Chi agisce davvero non spreca energia a raccontare quanto agirà (né quanto lo farà meglio di altri): agisce , con semplicità, con rispetto, con silenziosa potenza. Lasciamo parlare le azioni e spegniamo il rumore inutile delle descrizioni. Ma per farlo queste azioni bisogna compierle e devono effettivamente essere azioni di valore. Le chiacchiere sono sempre e solo chiacchiere, anche quando sono vestite di buone intenzioni.Il vero valore non si annuncia. Si manifesta.
E per farlo, serve il coraggio di spostare l’attenzione dal racconto di sé all’essere ciò che si vuole condividere.
Non serve proclamare la propria autenticità: serve incarnarla. Non serve descrivere quanto si è diversi: serve esserlo, davvero.
A volte, accorgerci di come comunichiamo è già un atto di guarigione. Perché ci riconnette al perché lo facciamo davvero. E quando il perché è chiaro, il come si alleggerisce. Si pulisce. Si allinea.
Ogni cosa, come sempre, si prende da sé il suo tempo e il suo spazio se smettiamo di portare altrove l’attenzione. Perché portare altrove l’attenzione, soprattutto per dire che non la vogliamo, è sempre un segnale. Ed è sempre un invito a guardarci dentro, onestamente.

per citare un dialogo del film Harry ti presento Sally- "hai ragione, lo so che hai ragione!" ..e non aggiungo altro perché è solo così e se non si è cosi e non si riesce ad esserlo non lo si è.
Pazienza e peccato. Mi sono anche rotta di tutte queste meditazioni e iniziazioni e auto osservazioni e anche solo capire cosa dici e dite e come applicarlo nelle diatribe di tutti i giorni nelle cazzate di tutti i giorni.. mi dispiace se non contribuisco ma a volte quello che non mi riesce mi sembra che mi crei più conflitti con me stessa che altro. grazie comunque di esistere e buon tutto. ciao. Francesca