Giovanna Garbuio

Fidarsi degli altri – Articolo di Giovanna Garbuio

Fidarsi degli altri

perché è difficile e come riuscirci davvero

fidarsi degli altri

Pare proprio che sia stato dimostrato che anche la fiducia nel prossimo sia regolata da una zona specifica del cervello. Secondo il Baylor College of Medicine di Houston (Texas), la parte del cervello che ha la missione di “gestire” la fiducia negli altri, si trova in un posto che si chiama “nucleo caudato”, struttura sub-corticale situata nei gangli basali. Lo studio che attesta questa cosa é stato pubblicato sulla rivista “Science”.

Questo per quanto riguarda la questione da una prospettiva  “bio-fisio-scientifico”.

Visione comune

Vista invece dal punto di vista di noi comuni mortali, concettualmente  è abbastanza evidente che chi non si fida degli altri non riesce a farlo perchè  principalmente non si fida di se stesso o comunque a qualche livello sa di non essere una persona affidabile (la famosa occasione che farebbe l’uomo ladro)

Noi Umani  infatti per il nostro modo natuarle di essere, tendenzialmente  ci aspettiamo che gli altri agiscano secondo i nostri canoni di comportamento. L’animale uomo, consapevolmente o inconsapevolemte, tende sempre ad aspettarsi che gli altri si comportino come si comporterebbe lui nella stessa situazione. Ecco perchè spesso andiamo fuori di testa quando gli “altri” non si comportano come sarebbe “ovvio” che facessero.

Se mi fido di me mi fido degli altri

Chi ha fiducia in se stesso, spesso ha fiducia anche nel prossimo, chi invece non si fida di se stesso, non può evidentemente fidarsi di nessuno, principalmente perchè non sa come si fa e non sa cosa significa. In sostanza se non ti fidi di te non hai  “una fiducia” che ti appartiene da poter riporre in qualcun altro.

Un esempio? I depressi non si fidano di nessuno!

Spesso poi chi non si fida di se stesso difficlmente lo ammette apertamente e quindi preferisce sbandierare l’ovvia verità che al giorno d’oggi, con i tempi che corrono, non è proprio possibile fidarsi di chicchessia.

Ho’oponopono è responsabilità al 100%

Sono responsabile al 100% e soffrire non è necessario

Non è bello vedere l’uomo nero sempre riflesso nello specchio” non ricordo dove l’ho letto, ma è una frase che mi è rimasta impressa! 

E’ abbastanza diffusamente riconosciuto che credere negli altri, fidarsi, ci rende tendenzialmente persone migliori. Chi crede tendenziale nella buona fede del prossimo normalmente è una persona  aperta, tollerante, comprensiva e anche responsabile.

Allo stesso modo e risaputo e riconosciuto che la  diffidenza è una caratteristica che sgretola, mina, distrugge le relazioni. Stare sulla difensiva, perchè per la nostra esperienza, a causa delle “enne” delusioni e tradimenti ricevuti, l’essere umano in generale non è degno di alcuna positiva aspettativa e quindi non è degno di fiducia, ci limita enormemente sia a livello relazionale , che più generalmente umano.

Aspettative

Chiunque si avvicini a noi percepirà queste aspettative di inganno e di tradimento e quindi sarà più facilmente portato a compiere azioni di questo tipo, per quanto magari il primo contatto fosse animato dalle migliori intenzioni. Contrariamente invece respirare un’atmosfera di fiducia, porta il nostro prossimo, tendenzialmente, a ricambiarla. Amore è fiducia. Ovviamente stiamo parlando sempre di persone definibili “normali” non di soggetti patologici o affini.

“L’essere affidabili induce gli altri a fidarsi, e contemporaneamente la fiducia ricevuta genera l’affidabilità.”

Ho’oponopono è responsabilità al 100% attraverso la comunicazione

dice Marina Roveda  nel “Le Regole dell’amicizia

“La diffidenza crea una barriera alla comunicazione”

“Chi non si fida degli altri non ha fiducia in se stesso, dunque non è in grado di coltivare delle amicizie gratificanti, basate sull’onestà e sul la sincerità, perché non si rende degno a sua volta della fiducia e del rispetto altrui.”

Marina Roveda

Del resto se io  non mi fido, gli altri se ne accorgono, vanno sulla difensiva e a loro volta non si fideranno di me e si comporteranno di conseguenza, ed è tutto un circolo vizioso.

I bambini si fidano

Perchè qualcuno è portato a non fidarsi di sè e degli altri? Non può essere un comportamento innato. I bambini si fidano eccome …non potrebbe essere altrimenti!

Evidentemente sono le esperienze successive, vissute durante la nostra vita, mediate dalle nostre figure di riferimento che a loro volta avevano i loro trascorsi e le loro convinzioni, ad aver formato un certo tipo di atteggiamento, quelle esperienze che hanno portato all’accumularsi di tutta quella enorme mole di credenze limitanti (memorie da pulire).

Queste persone normalmente non hanno un alto livello di autostima, non hanno una buona immagine di sé, si colpevolizzano, vivono nella paura e spesso nell’inadeguatezza.

Se sono sbagliati gli altri è perchè sono “sbagliato” io

Le ritroviamo sempre sulla difensiva, e ritenendo sbagliati gli altri vogliono in realtà urlare al mondo che sono loro i primi a sentirsi “sbagliati”. In sostanza sono persone che hanno vissuto in ambienti scarsi di amore, o troppo carichi di responsabilità e sensi di colpa, magari troppo precoci. Fatto sta che lo scoglio da individuare è sempre in noi stessi è lì che dobbiamo lavorare per “guarire”!

“Se cerchi del male negli altri senz’altro lo troverai, ma anche se cerchi del bene lo troverai”

Abramo Lincoln

Pensiamo che gli altri possano fidarsi di noi?

In conclusione  la cosa principale è cominciare pensare che gli altri possano fidarsi di noi …il resto verrà di conseguenza (noi abbiamo potere solo su noi stessi).

Perchè è proprio da noi stessi che tutto inizia e si propaga come un’onda che ci torna indietro. Se noi siamo mentalmente persone affidabili attireremo nella nostra vita persone affidabili! Semplice no?!

Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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