Il cavaliere svedese di Leo Perutz

Il cavaliere svedese di Leo Perutz

Il cavaliere svedese

Leo Perutz fu uno scacchista geniale, un riconosciuto studioso di statistica e matematica, nonché un uomo introspettivo e solitario che suscitò le lodi di Ian Fleming, Theodor Adorno, Jorge Luis Borges.

Scrittore e drammaturgo fondamentale della letteratura del centro Europa ci ha lasciato, con questo suo “Il cavaliere svedese”, una perla che si posiziona sul confine tra il genere avventuroso, fantastico, storico, sovrannaturale, senza tralasciare un’interessante ed efficace spunto di riflessione sull’etica del vivere e sul significato di destino.

Un calibrato mix di avventura, di superstizione, di mistero, di magia, in cui gli scongiuri sono ancora un’arma efficace se recitati correttamente, il tutto legato da un realismo sorprendente per il tipo di racconto, ci lascia riflettere sulla natura umana e su quanto il dipanarsi della nostra vita dipenda da noi e dal nostro modo di affrontarla.

“Il cavaliere svedese” è un libro avvincente, mai banale e profondo. Un libro che lascia un profondo segno già leggendolo.

La storia si ambienta nella Germania del nord all’inizio del MilleSettecento, nel mondo scuro e nebbioso di briganti, dragoni, manigoldi e locandieri, in un paesaggio cupo e maledetto, due uomini si scambiano, più o meno volontariamente, l’identità, per dare il via a una vicenda paradossale e allo stesso tempo poetica e tragica.

L’Acchiappagalli geniale audacissimo ladro, che si rivela il re dei trasformisti. Christian von Tornefeld giovane e sprovveduto cavaliere, pauroso e indifeso, solo perché non ancora formato che si trasformerà in un intrepido guerriero. E poi il Collotorto, il Brabantino, il Mammola, Fraginepro, la Rossa Lies, il Barone del malefizio, il Pifferaio, l’Ibis Nero, il Barbagianni, il Rosolaccio, il Farfarello rosso, … sono i personaggi fantastici e spesso anche ingenui come i “cattivi” delle storie per ragazzi, che popolano questo racconto in bilico tra il sogno e l’incubo.

Personaggi accattivanti e molto ben delineati dunque, narrazione incalzante e ritmo serrato, tengono il lettore incatenato alla vicenda.

Un racconto che trova nel suo epilogo tutta la spiegazione del carattere dell’Uomo e delle leggi universali che regolano le nostre vite.

Ciò che muove tutte le vicende è comunque la forza dell’Amore. L’Amore tra l’uomo e la patria, tra un uomo e una donna, tra genitori e figli, tra uomini e uomini, lealtà incredibile fino a sembrare inverosimile , ma contemporaneamente molto naturale, tra vecchi compagni di scorribande…

Gli ingredienti di questo racconto mozzafiato sono: lo scambio di identità, le coincidenze, la finzione e l’inganno, il tradimento e la lealtà, la nobiltà e l’astuzia, la fanciulla vittima da salvare, la banda di predatori un po’ cialtroni, e l’eroe, o forse un eroe e mezzo, che a forza di braccia trasformano la propria vita in ciò che avrebbe dovuto essere, almeno per un po’, concludendola con la riabilitazione della memoria di un solo uomo, quell’uomo che entrambi avevano interpretato: il cavaliere svedese.

Sullo sfondo rimane sempre visibile da ogni prospettiva l’Inferno, immedesimato dalla ferriera del Vescovo, conosciuto appunto come “l’ ambasciatore del diavolo”: cave di pietra e forni fusori e forni di calce in cui i derelitti cercavano rifugio dalla forca. Diavolo che rimane appunto sullo sfondo, ma che all’occorrenza ricompare sempre per riequilibrare ciò che era stato sbilanciato. Non è possibile ingannare il destino e ciò che si fa ritorna inesorabilmente sempre. Nel bene e nel male i conti vanno saldati.

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