Giovanna Garbuio

La tossicità energetica della preoccupazione: come liberarsene per vivere con fiducia e centratura

Articolo di Giovanna Garbuio

Tossicità energetica della preoccupazione

Tossicità energetica della preoccupazione

Spesso senza minimamente renderci conto della tossicità energetica della preoccupazione, sentiamo o pronunciamo frasi come:

  • “Mi preoccupo perché tengo a te”
  • “È normale essere preoccupati, vuol dire che ci tieni”
  • “Se non mi preoccupassi, sembrerei indifferente.”
  • “È naturale stare in ansia quando tieni davvero a qualcuno.”
  • “Preoccuparsi è un segno che hai a cuore la situazione.

Queste affermazioni, benché profondamente radicate nella nostra cultura, trasmettono una visione distorta e disfunzionale del prendersi cura. Vengono usate per giustificare e addirittura nobilitare uno stato energetico che, in realtà, non ha nulla a che fare con l’amore o la responsabilità. Anzi, spesso sono proprio queste convinzioni a mantenerci intrappolati in una vibrazione bassa, fatta di ansia, tensione, paura e sfiducia.

Se guardiamo la questione da una prospettiva energetica e spirituale più profonda, ci rendiamo conto che la preoccupazione è una delle forme più potenti di autosabotaggio del nostro benessere.

La verità è che preoccuparsi non è amare. È temere. È proiettare scenari negativi, dubitare della forza dell’altro e, soprattutto, della nostra stessa capacità di fluire con la vita. Quando diciamo “mi preoccupo perché ti amo”, in realtà stiamo dicendo “non mi fido né di te, né della Vita, né di me stesso”.

L’Amore vero è fiducia. È apertura. È presenza nel qui e ora, non tensione verso un futuro ipotetico

Preoccuparsi = Occuparsi prima (e inutilmente)

La parola stessa “pre-occuparsi” ci rivela l’inganno insito in questo atteggiamento: ci stiamo occupando di qualcosa prima che accada, e nella maggior parte dei casi, diciamolo con onestà, non accadrà mai. Stiamo investendo energia, attenzione e tempo in scenari ipotetici e spesso irreali, generando ansia, tensione e confusione interiore. È come pagare interessi su un debito che non abbiamo nemmeno contratto.

E in tutto questo dispendio, l’unico risultato concreto è l’indebolimento del nostro campo energetico cosa che denota chiaramente la tossicità energetica della preoccupazione.

Inoltre, associare la preoccupazione alla responsabilità è un altro grande inganno. Essere responsabili non significa stare male in anticipo, ma essere presenti, lucidi e radicati per poter agire in modo ispirato quando è il momento giusto. La vera responsabilità non nasce dalla paura, ma dalla connessione interiore con Aumakua, quella parte saggia di noi che vede oltre ciò che la mente può immaginare.

Dobbiamo avere il coraggio di disimparare queste frasi e i significati emotivi che vi abbiamo legato, e di riconoscere che non è la preoccupazione a proteggerci, ma al contrario è la fiducia la sola che può davvero proteggerci. È il nostro allineamento interiore a costruire realtà armoniche, non la nostra ansia per ciò che potrebbe andare storto.

Un atto di ignoranza, non di amore

Contrariamente a quanto spesso ci viene insegnato o che culturalmente siamo portati a credere, preoccuparsi non è affatto un atto d’amore. È, in realtà, un segnale inequivocabile di disconnessione dalla nostra guida interiore più profonda, quella saggezza silenziosa e onnisciente che nella tradizione spirituale hawaiana chiamiamo Aumakua.

Preoccuparsi è il modo inconsapevole con cui la nostra mente cerca di controllare l’incerto, ma questo controllo è illusorio e nasce dalla paura, non dall’Amore.

Quando ci perdiamo nella preoccupazione, stiamo implicitamente pronunciando una dichiarazione molto forte e spesso non riconosciuta:


“Non credo che l’intelligenza della Vita sappia come portarmi dove devo essere.”


Con questa frase interiore, stiamo tradendo la nostra essenza, la parte più saggia e consapevole che conosce il disegno più grande, che sa che ogni evento, anche quelli apparentemente negativi, hanno un senso nel percorso evolutivo della nostra anima.

Questa intelligenza non è un’entità esterna e distante, ma è parte integrante di noi, la nostra porzione più elevata e autentica, quella che trascende le paure, le ansie e le illusioni della mente razionale. Aumakua è quel nucleo saggio dentro di noi che percepisce la realtà nella sua totalità, che vede il nostro cammino nel suo insieme, con tutte le sue curve e i suoi salti, e conosce la via più armoniosa e fluida per portarci verso il nostro scopo più alto.

Tuttavia, per permettere a questa guida di agire, serve uno spazio interiore libero da rumori e interferenze.
La preoccupazione invece è un frastuono incessante che invade questo spazio sacro, soffocandolo con il chiacchiericcio incessante delle nostre paure, dubbi e rimuginazioni mentali. È come se una radio stonata suonasse in continuazione, impedendo alla voce calma e chiara di Aumakua di farsi sentire. Le nostre elucubrazioni, spesso ingiustificate o eccessivamente drammatizzate, diventano una barriera che blocca l’accesso all’ispirazione e alla pace profonda.

In questo modo, la preoccupazione non solo ci allontana dal presente, ma spegne quella luce interiore che potrebbe guidarci con sicurezza. È una forma sottile di auto-sabotaggio energetico che ci mantiene intrappolati in uno stato vibratorio basso, facendo crescere le nostre paure e rallentando il fluire naturale degli eventi verso il bene più grande.

Solo quando smettiamo di alimentare questa disfunzione mentale e apriamo il cuore e la mente alla fiducia, all’ascolto e alla resa, possiamo permettere ad Aumakua di guidarci con la sua saggezza infinita. Solo allora possiamo scoprire che la vera forza non risiede nel cercare di controllare l’imprevedibile, ma nel fluire con fiducia, nel sapere che siamo accompagnati passo dopo passo da una presenza saggia e Amorevole che ci sostiene e protegge.

La preoccupazione chiude il cuore

Energeticamente, preoccuparsi è come abbassare lentamente le serrande del cuore, spegnendo la luce calda e vibrante che ci collega alla nostra essenza più autentica. Quando siamo immersi nella tossicità energetica della preoccupazione, ci chiudiamo spontaneamente all’intuizione, all’ispirazione e alla connessione reale con il nostro Io superiore, quella parte di noi che vibra in sintonia con la Saggezza Divina. Invece di attingere a questa fonte luminosa, ci perdiamo nel labirinto intricato della mente, dove si affollano incessanti ipotesi, ansie e aspettative negative che oscurano la nostra visione.

Più ci preoccupiamo, più abbassiamo la nostra frequenza vibrazionale, come se spegnessimo uno dopo l’altro i canali energetici che ci permettono di fluire in armonia con la Vita. Paradossalmente, invece di prevenire gli eventi spiacevoli, li facilitiamo inconsapevolmente, poiché li alimentiamo costantemente con la nostra energia e attenzione focalizzata proprio su ciò che temiamo. L’Universo, che risponde sempre alla frequenza e alla vibrazione che emettiamo, riflette indietro ciò che vibra allo stesso livello energetico.

La preoccupazione vibra su una frequenza molto bassa, vicina a quella della sfiducia, della paura e del dubbio, e quando ci stabiliamo in questo stato, creiamo un campo energetico che attira a sé esperienze e realtà di natura simile, perpetuando così un circolo vizioso difficile da spezzare senza consapevolezza e pratica interiore.

L’illusione del controllo

Una delle illusioni più radicate e potenti che alimentano la preoccupazione è il bisogno compulsivo di controllo. Spesso crediamo che, anticipando mentalmente ogni possibile problema o difficoltà, riusciremo in qualche modo a evitarli o a prepararci meglio per affrontarli. Questa convinzione ci fa sentire temporaneamente “al sicuro” (il bisogno di sicurezza è un altro veleno esistenziale) , come se avessimo preso in mano le redini del destino. Tuttavia, in realtà, questo atteggiamento non fa altro che allontanarci dal presente, che è l’unico luogo reale in cui possiamo agire efficacemente.

Quando la mente si perde nel futuro ipotetico, riempiendosi di scenari “e se…”, finiamo per distogliere l’attenzione da ciò che è qui e ora, dove risiedono il vero potere, la chiarezza e la capacità di trovare soluzioni autentiche e creative. Il momento presente è la porta d’ingresso verso l’ispirazione profonda, verso quella voce interiore che sa cosa fare senza il peso del timore e dell’ansia (Il fruscio delle stelle del mattino).

Paradossalmente, più cerchiamo di controllare il futuro attraverso la preoccupazione, più allontaniamo da noi ciò che vogliamo, creando un senso di impotenza e frustrazione. Solo nel fluire del presente, con fiducia e apertura, possiamo percepire le opportunità e le risposte che ci guidano oltre ogni difficoltà.

Abbandonare l’illusione del controllo non significa rinunciare alla responsabilità o all’azione, ma imparare a muoverci con leggerezza, ascoltando la saggezza interiore, lasciando che sia questa a guidare i nostri passi, piuttosto che la mente impaurita.

Come si esce dalla trappola energetica della preoccupazione?

1. Riconoscere l’inutilità del preoccuparsi

La preoccupazione non cambia il futuro, non previene i problemi, non protegge nessuno. È solo un consumo sterile di energia.

2. Ritornare alla fiducia

Coltiva la fiducia in Aumakua, nel tuo Sé più alto. Sappi che qualunque cosa accada sarà esattamente ciò che ti serve per crescere, evolvere, espanderti.

3. Spostare l’attenzione

Ogni volta che ti scopri a preoccuparti, chiediti:

“A chi sto dando il potere in questo momento? Alla mia paura o alla mia guida interiore?”

Poi riporta dolcemente l’attenzione al cuore, al respiro, alla gratitudine. Sii presente. Solo qui e ora puoi accedere all’ispirazione che dissolve ogni illusione di pericolo.

4. Riconosci la preoccupazione come una memoria

Ogni pensiero disfunzionale è una memoria che si attiva. La preoccupazione è spesso un riflesso di vecchie paure, insicurezze, convinzioni limitanti. Non combatterle, ma osservale e lasciale andare. Non sei quelle memorie. Sei chi sceglie consapevolmente chi vuole essere.

Smettere di preoccuparsi per iniziare a vivere

Preoccuparsi ci separa. Affidarci ci unisce.
Quando smettiamo di preoccuparci, torniamo a fluire con la Vita, e la Vita, attraverso Aumakua, ci conduce esattamente dove dobbiamo essere.

  • Liberarsi dalla preoccupazione non significa diventare incoscienti o irresponsabili. Significa, invece, scegliere deliberatamente una vibrazione di fiducia, di apertura e di connessione alla nostra guida interiore. È un atto di potere, un ritorno al nostro centro.
  • Affidarsi non è una rinuncia passiva, ma un atto di coraggio e di profonda saggezza interiore. È il riconoscere che dentro di noi esiste una guida saggia e amorevole che conosce il percorso più armonico per la nostra evoluzione.
  • Lasciar andare la preoccupazione significa aprire uno spazio dentro di sé dove la fiducia, la pace e la creatività possono manifestarsi spontaneamente.

In questo spazio di resa consapevole, la mente si calma, il cuore si apre e la nostra energia vibra ad una frequenza più alta. È qui che iniziamo a percepire le soluzioni, a sentire l’ispirazione e a muoverci con leggerezza, anche di fronte alle incertezze della vita.

Solo quando riusciamo a liberarci dalle catene della preoccupazione, permettiamo ad Aumakua di agire liberamente, guidandoci verso la realizzazione del nostro scopo più autentico. Affidarsi è la chiave che apre la porta alla vera libertà interiore, alla gioia profonda e al manifestarsi del nostro potenziale più elevato.

Scegliere di fidarsi significa scegliere di vivere con il cuore aperto, in sintonia con il flusso infinito della Vita, consapevoli che ogni passo, anche quello apparentemente più difficile, è parte di un disegno perfetto e amorevole.

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Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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