Giovanna Garbuio

Il dubbio: articolo di Giovanna Garbuio

Il dubbio come fase naturale del cambiamento

Il dubbio compare sempre quando una persona entra davvero in un processo di trasformazione. Compare dopo una decisione importante, compare dopo una scelta sentita con chiarezza, compare proprio mentre una nuova direzione della vita prende forma. La sua presenza indica che un vecchio stato dell’essere sta perdendo il comando della scena interiore.

Quando una persona sceglie una nuova identità entra in un passaggio molto profondo che assomiglia a una morte e a una rinascita. L’identità precedente porta con sé convinzioni, abitudini, schemi di pensiero e interpretazioni della realtà costruite nel tempo. Tutto questo non svanisce in un istante, l’identità che ha guidato la vita fino a quel momento tende a mantenere la propria struttura e a preservare la visione della realtà che conosce.

In questo processo il dubbio rappresenta la voce della vecchia identità che cerca di conservare la propria coerenza. Ogni stato dell’essere possiede infatti una struttura interna stabile e quando la coscienza si orienta verso un nuovo stato, quello precedente tenta di mantenere la propria integrità.

Il dubbio quindi emerge come resistenza naturale al cambiamento vibrazionale. Accade soprattutto quando la trasformazione riguarda aspetti centrali dell’autopercezione. Una persona che passa da una visione di scarsità a una visione di abbondanza incontra inevitabilmente momenti di dubbio. Allo stesso modo chi passa da uno stato di non riconoscimento di se a uno stato di autostima profonda incontra pensieri che mettono in discussione la nuova direzione.

Il dubbio non rappresenta dunque un ostacolo a priori, ma esprime l’eco dello stato precedente.

Il dubbio come meccanismo di protezione dell’identità

Il dubbio quindi svolge anche una funzione evolutiva. Agisce come un sistema di protezione che verifica la stabilità del cambiamento. Ogni trasformazione identitaria coinvolge l’intera struttura psicologica e percettiva della persona e il dubbio interviene come una domanda implicita della coscienza.

La coscienza chiede se la trasformazione rappresenta davvero la nuova direzione scelta. Il dubbio è quell’impasse che va superato per consolidare la nuova direzione Questo processo assomiglia al funzionamento di un sistema operativo che chiede conferma prima di installare un aggiornamento importante. Il dubbio invita a riconfermare la scelta interiore.

La differenza nasce dal punto da cui arriva la risposta. Quando la risposta nasce dalla vecchia identità il dubbio cresce e genera indecisione, quando la risposta nasce dalla nuova identità il dubbio diventa un’occasione per rafforzare la scelta interiore e una volta riconosciuto si dissolve.

Ogni volta che una persona incontra il dubbio e resta fedele alla nuova direzione lo stato dell’essere si stabilizza con maggiore profondità. In questo senso il dubbio agisce come un raffinatore della convinzione. Attraverso il dubbio la nuova identità diventa più chiara e più radicata.

Come affrontare il dubbio senza alimentarlo

La reazione più comune davanti al dubbio consiste nell’adoperarsi per eliminarlo. Molti cercano risposte, rassicurazioni, strategie e tecniche che possano cancellarlo rapidamente. Questa dinamica però produce l’effetto opposto perchè l’attenzione che rappresenta una forza creativa lo alimenta. Quando l’attenzione si concentra sul dubbio anche con l’intenzione di eliminarlo il dubbio riceve energia.

La via più efficace per dissolvere eventuali dubbi consiste nella stabilità interiore, perchè restare presenti mentre il dubbio attraversa la coscienza consente al pensiero di dissolversi in quanto rimane senza nutrimento.

Per esempio una persona che ha iniziato a riconoscersi come qualcuno capace di vivere relazioni autentiche e profonde può trovarsi, durante una conversazione importante con qualcuno a cui tiene, attraversata da dubbi sul suo comportamento. Una parte della mente suggerisce che forse sta parlando troppo, che forse mostrarsi così com’è potrebbe cambiare l’immagine che l’altro ha di lei.

Se in quel momento quella persona comincia a controllare ogni parola, a riformulare mentalmente quello che ha detto, a cercare segnali di approvazione nello sguardo dell’altro, finisce per rafforzare la vecchia identità di qualcuno che teme di essere visto davvero. Quando invece riconosce quel pensiero come una traccia del passato e resta semplicemente presente nella conversazione, continuando a esprimersi con naturalezza, il dubbio perde forza e la nuova identità di una persona libera di mostrarsi diventa sempre più stabile.

La non reazione rappresenta quindi una pratica molto potente, ill pensiero viene osservato senza identificazione. In questo modo la carica energetica del dubbio si dissolve. Questa attitudine ricorda la pratica della presenza consapevole in cui i pensieri scorrono come nuvole nel cielo della coscienza.

Il ruolo della perseveranza nello stato dell’essere

La manifestazione di un nuovo stato dell’essere dipende soprattutto dalla costanza con cui viene abitato, il tempo lineare svolge un ruolo secondario rispetto alla coerenza della posizione interiore.

Il processo può essere paragonato a quando si impara a guidare. All’inizio ogni gesto richiede attenzione, si pensa continuamente alla frizione, alla marcia, allo specchietto, alla distanza dagli altri veicoli. Ogni movimento viene controllato consapevolmente e la mente resta molto impegnata.

Con la pratica costante i gesti diventano naturali, automatici e non richiedono più alcuno sforzo. Il corpo guida quasi da solo, senza dover più analizzare ogni passaggio. Arriva un momento in cui si percorre un tragitto intero e ci si accorge che la guida è avvenuta in modo fluido e spontaneo.

Allo stesso modo una nuova identità diventa sempre più naturale ogni volta che la si abita con continuità, diventa progressivamente più ovvia ogni volta che viene scelta anche in presenza del dubbio.

Il cambiamento si consolida attraverso la ripetizione della scelta interiore.

Il dubbio può indicare un vuoto tra due identità

Durante la trasformazione può emergere una fase di apparente stasi emotiva. Alcune persone percepiscono una sensazione di vuoto, di distacco o di perdita di entusiasmo. Questa fase indica spesso il passaggio tra due identità. La coscienza lascia progressivamente la vecchia struttura e la nuova identità non ha ancora raggiunto una piena stabilità. La tradizione alchemica definiva questa fase opera al nero. Rappresenta un periodo di riconfigurazione profonda in cui il processo lavora sotto la superficie della percezione ordinaria.

Durante questo passaggio possono emergere varie esperienze interiori. Una persona può avvertire distanza dalla vecchia identità senza sentire ancora pienamente la nuova, può emergere una percezione di apatia oppure l’impressione che la direzione scelta abbia perso intensità. Queste esperienze indicano un lavoro interiore profondo.

L’attesa attiva durante la trasformazione

Nei momenti di transizione la pratica più utile consiste in uno stato che può essere definito attesa attiva ossia una presenza vigile e fiduciosa. La coscienza resta aperta e ricettiva mentre il nuovo stato dell’essere si radica progressivamente.

Durante questo periodo diventa utile dedicare tempo ad attività che generano benessere, piacere e leggerezza. L’attenzione si orienta verso esperienze che nutrono la vita e che favoriscono uno stato interiore aperto.

Questo orientamento interrompe il ciclo dell’indesiderato e sostiene l’allineamento con una condizione di maggiore coerenza.

Pratiche interiori per attraversare il dubbio

Alcune attitudini interiori facilitano l’integrazione del dubbio durante il processo di trasformazione.

  • La contemplazione quotidiana della nuova identità permette alla coscienza di familiarizzare con quello stato dell’essere. L’identità viene vissuta come una realtà già presente a livello interiore.
  • L’osservazione dei vecchi schemi mentali favorisce la libertà dall’identificazione con essi.
  • La gratitudine anticipata rafforza la connessione con la realtà già esistente a un livello più profondo della manifestazione visibile.
  • L’attenzione al momento presente mantiene la coscienza nel punto reale di potere.
  • Le attività che generano gioia e vitalità favoriscono una condizione interiore aperta e ricettiva.

Emozioni e identità

Un’altra comprensione fondamentale riguarda la relazione tra emozioni e identità. Le emozioni attraversano la coscienza come energie in movimento, la loro presenza non definisce l’identità di una persona. Una persona può vivere momenti di paura mentre resta profondamente allineata con la propria direzione interiore, allo stesso modo il dubbio può attraversare la mente mentre la scelta rimane stabile.

Le emozioni ricordano il movimento del tempo metereologico nel cielo: cambiano, scorrono e si trasformano mentre la coscienza resta il cielo che le contiene.

L’identità profonda nasce dalla posizione interiore scelta e sostenuta nel tempo.

La vera stabilità oltre il dubbio

La stabilità interiore non dipende dall’assenza di dubbio. La stabilità nasce dalla presenza costante nella direzione scelta. Il dubbio può attraversare la coscienza senza determinare la direzione della vita. Quando il dubbio viene riconosciuto come parte naturale del processo di trasformazione perde gran parte della sua capacità di destabilizzare.

La fiducia autentica nasce dalla comprensione della propria natura più profonda. Oltre i pensieri e oltre le emozioni esiste una parte della coscienza che conosce la direzione. Quella parte ha già scelto.

Tornare a quella presenza interiore consente di attraversare ogni fase del cambiamento con stabilità.

La vera trasformazione prende forma proprio in questo spazio. La stabilità vive nella fedeltà alla verità interiore mentre il dubbio attraversa la mente come una corrente temporanea.

Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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