Giovanna Garbuio

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Conosci te stesso
Conosci te stesso

Se un uomo sa essere sincero verso se stesso, non sincero come s’intende abitualmente, ma spietatamente sincero, allora, di fronte alla domanda: “Che cosa sei?” non conterà su una risposta rassicurante.

[…] Non è strano che le persone dedichino così poca attenzione a se stesse, alla conoscenza di se stesse? Non è strano che chiudano gli occhi con tanto sciocco compiacimento su ciò che sono realmente, e che passino la vita nella piacevole convinzione di rappresentare qualcosa di prezioso?

Esse si dimenticano di guardare il vuoto insopportabile che si cela dietro la superba facciata creata dal loro autoinganno, e non si rendono conto che questa facciata ha un valore puramente convenzionale. Le parole di Socrate: “Conosci te stesso” restano il motto di tutti coloro che cercano la vera conoscenza e l’essere.

G.I. Gurdjieff

Io conosco la verità

Io e solo io conosco la verità, naturalmente io per me, ma tu per te. La verità è scritta a chiare lettere indelebili dentro di noi, dentro ognuno di noi, in quella parte più profonda e quasi insondabile, quella parte che è così intima e nostra, che molti quando ne entrano in contatto rimangono quasi spaventati. Per conoscere la verità quindi conosci te stesso.

La presa di coscienza di questa intima realtà, di come ogni esperienza abbia il suo bagaglio di conoscenza e di evoluzione, ci porta a scoprire una nuova dimensione di noi stessi, legata a volte anche a grandi sorprese. Le nostre potenzialità sono infinite. Il nostro importantissimo compito qui è quello di prendere coscienza di chi siamo (conosci te stesso), di chi veramente siamo.

E il viaggio di ognuno in questa direzione è estremamente personale e le responsabilità sono completamente individuali.  Conosci te stesso, solo così potrai arrivare a conoscere qualcosina degli altri.

Chi è questo te stesso?

Ma chi è questo me stesso da conoscere? la maggior parte di noi, con grande probabilità, alla domanda “Conosci te stesso?” risponderebbe: “Certo! Io conosco me stesso già!” pensando a noi stessi, come a quell’individuo che effettivamente è con noi fin dalla nascita, fatto di qualità e difetti, fatto di convinzioni, di punti di vista, fatto di tante diverse caratteristiche.

Conosci te stesso e penseremo al nostro carattere, alle nostre particolarità, quelle che ci rendono unici e diversi da tutti gli altri, ai nostri atteggiamenti, ai nostri comportamenti, soprattutto a quelli più abituali. Ed essendo molto consapevoli di queste nostre caratteristiche ci convinciamo di conoscerci

“Eh, ma io mi conosco già!” Ma questo qualcuno, che siamo appunto convinti di conoscere già che sta con noi fin dalla nascita chi è? Chi è davvero quel qualcuno che sta con noi? Conosci te stesso.

Ma se c’è qualcuno che sta con noi… non può essere la stessa cosa di noi… altrimenti non “sarebbe con noi”  Noi non possiamo essere quel qualcuno. Bel rompicapo!

Forse la risposta è che siamo qualcosa di oltre. Eccola lì la domanda vera, chi è quel noi che sta con noi

Qualcuno che sta con me fin dalla nascita… ma chi è me?

CHI E’ ME?

Ecco il vero potente spostamento di baricentro. Conosci te stesso non c’entra niente con quello che conosciamo già…

Conosci te stesso

Conosci te stesso: tutto quello che riguarda il nostro involucro è qualcosa che deriva dalla mente ed è qualcosa che possiamo osservare, perciò se è qualcosa che possiamo osservare è naturalmente qualcosa che è in relazione con la realtà che viviamo,ma più ci focalizziamo e ci riferiamo a quel qualcosa che è in relazione con la nostra realtà, e che noi possiamo osservare, meno arriveremo a conoscere noi stessi. Perché siamo fuori dal baricentro. Ecco cosa significa conosci te stesso: recupera il tuo centro.

Conosci te stesso nelle parole di Giovanna Garbuio

Se ciò che sto vivendo non mi piace l’unico luogo in cui ha senso cercare le cause della mia attuale esperienza è dentro di me. E per scovare tali cause nel mio dentro posso semplicemente guardare fuori con la consapevolezza che ciò che vedo è semplicemente un riflesso di quella causa che cerco.  

Per comprendere realmente come sono fatto posso portare la mia attenzione su quello che si verifica intorno a me. E  per portare a compimento questa operazione di osservazione basta semplicemente guardare con attenzione a apertura quello che accade.  Togliendo il carburante dell’attenzione alla solita valanga di preoccupazioni, progetti, proiezioni, giudizi e dietrologie che sono i normali pensieri dell’umano incarnato.  

Osservare significa guardare come se fossimo gli spettatori e non gli attori. Che non significa fregarsene di quello che accade e lasciare che se ne occupino gli altri, ma vuol dire piuttosto  essere presenti alle emozioni che il coinvolgimento stesso ci genera, vederle e riconoscerle come emozioni sollecitate da situazioni.

Attivare l’osservatore per conoscere te stesso

Conosci te stesso
Conosci te stesso

Quando siamo veramente in modalità “osservatore distaccato” riusciamo anche a riconoscere le  emozioni che la situazione che stiamo vivendo e osservando ci provoca. E proprio l’atto di osservare consapevolmente è il processo che consente di bypassare la sofferenza e trasformarla in altro (gioia gratitudine, consapevolezza, saggezza) Semplicemente perché impareremo a riconoscere  che non è per niente la questione che stiamo vivendo a farci soffrire, ma è il come la stiamo guardando che ci fa diventare attori sofferenti.

La presenza consapevole nel qui e ora è un’ottima strada per  liberarci dall’inconsistenza illusoria delle nostre interpretazioni soggettive a cui cediamo tutta la nostra forza vitale considerandole invece reali e ancor peggio pericolose.  La dispersione di energia vitale che questo meccanismo ci procura è la vera causa della nostra sofferenza. Ancora una volta stiamo parlandi di inconsapevolezza, non sappiamo chi siamo.

Riconosce le cose così come sono

E’ sempre più necessario imparare a riconoscere le cose per come sono e smettere invece di interpretarle attraverso il filtro di chi inconsapevolmente siamo.  Imparare a vedere le cose così come sono. Guardarle senza doverle necessariamente giudicare, quindi porci  oltre il pensiero, oltre il giudizio, oltre il ragionamento e soprattutto senza cercare soluzioni a tutti i costi, ma lasciando che le soluzioni stesse ci raggiungano fluidamente. .

I disagi, i problemi non si realizzano nella nostra quotidianità con l’obiettivo di essere  analizzati, sviscerati, capiti, studiati, e risolti, e per inciso non sono nemmeno problemi o disagi in valore assoluto.

Lo diventano solo quando vengono osservati dall’angolazione disfunzionale. Tutti i fatti nella nostra vita si realizzano con lo scopo  di essere accettati, elaborati e superati attraverso il riconoscimento del riflesso dell’oggetto che li ha generati. E tale oggetto siamo sempre inesorabilmente noi o parti di noi.

Accettazione per conoscere te stesso

Per accettare le cose come si realizzano dobbiamo poterle osservare con cuore aperto e mente libera.  L’accettazione è l’azione alchemica più funzionale alla purificazione delle memorie che generano quelli che percepiamo come i nostri problemi.

Ogni dottrina efficace dalla notte dei tempi ci ha sempre esortato:  conosci te stesso

E per conoscere noi stessi è inevitabile accettare il fatto che siamo imprigionati in una visione limitata e distorta di tutto ciò che è, determinata da una quantità infinita di condizionamenti a cui corrispondono lo stesso numero astronomico di reazioni automatiche inconsapevoli. Ogni stimolo tocca il tasto che scatena meccanicamente la reazione incontrollata  della personalità mnemonica.

Conosci te stesso senza automatismi

Conosci te stesso
Conosci te stesso

Questo meccanismo rimane automatico e inconsapevole fino a quando la ricerca dell’individuo non lo porta a ottenere una sufficiente conoscenza di sé. Per ottenere questo scopo è necessario osservare se stessi con profonda attenzione, presente, riconoscendo ciò che accade in noi nel momento in cui accade, riconoscendone così cause ed effetti.  

L’osservazione presente ci porta inesorabilmente a formulare domande del tipo:

  • Perché Io?  
  • Da cosa nasce tutto questo?
  • Cosa mi mostra questa situazione?
  • Dov’è l’insegnamento?
  • E per i più scafati: Dov’è la bellezza qui dentro?

Tuttavia il sorgere di queste domande non è motivo sufficiente per interrompere l’osservazione cercando di formulare un’interpretazione prematuramente.  Gli sforzi di interpretazioni sono il tentativo della razionalità di ricavarsi comunque uno spazio all’interno del processo.

Conosci te stesso senza ragionarci

Ma più disperdiamo energie in inutili elucubrazioni interpretative meno riusciamo ad osservarci liberamente,  Avere sempre la risposta pronta non è la prova dei aer raggiunto la conoscenza di se, la conoscenza di sé è realizzata quando non abbiamo più bisogno di avere la risposta, ma ci limitiamo ad agire ispiratamente seguendo il flusso senza porci troppe domande e senza percorrere ulteriori labirinti.

Tuttavia, nonostante questi ragionamento complicati,  la strada per riconoscersi è naturalmente a portata di tutti, anche se bisogna ammettere che non è proprio cosa da tutti arrivare alla consapevolezza di ciò.  

In ogni caso, è una strada che, una volta imboccata, non permette più di essere abbandonata. È davvero una strada senza ritorno. Una strada senza ritorno per un viaggio senza destinazione. E questa la strada verso il riconoscere se stessi è una strada che prevede l’abbandono di ogni paura, di ogni timore, di ogni dubbio, di ogni indecisione. E in Cambio di tutte queste zavorre ci darà la consapevolezza di essere chi siamo.

Conosci te stesso indipendentemente

Qualcuno sostiene che tutto quello che viviamo, tutto quello che sperimentiamo, tutta la nostra realtà, sia un’illusione. Ma quello che in molti definiscono il velo di Maya a un osservatore più attento e pratico è invece qualcosa di estremamente reale. La sua illusorietà sta nel fatto che non è qualcosa di indipendente. L’illusione, il sogno stanno nella convinzione che la realtà sia qualcosa di indipendente da noi, questa è l’illusione.  

La nostra realtà è strettamente correlata completamente dipendente da chi noi siamo. 

Conosci te stesso - oracolo di Delfi
Conosci te stesso

Ti avverto, chiunque tu sia. Oh, tu che desideri sondare gli Arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh, uomo conosci te stesso e conoscerai l’Universo degli Dei.

Oracolo di Delfi

Chi sono determina ciò che vivo

Per questo è fondamentale conoscere se stessi. Chi siamo, determina ciò che viviamo e determina come lo viviamo, perciò ciò che viviamo in realtà è dipendente, è connesso a chi noi siamo.

Ecco che conoscere chi siamo ci permette di comprendere cosa viviamo e ci permette di comprendere perché lo viviamo e ci consente eventualmente di influenzare gli esiti e anche modificare e dissolvere la sofferenza che sperimentiamo.

Perché tale sofferenza dipende dal fatto che non ci rendiamo conto che la realtà dipende da noi e non viceversa. gli Stati interiori determinano i fatti esteriori, è così non al contrario come siamo sempre stati abituati a credere. 

Io non soffro perché fallisco, ma fallisco perché sto soffrendo?

Riconoscere chi siamo ci permette di vedere quello che stiamo guardando e di coglierne l’essenza che possiamo identificare con l’Amore. 

L’Amore originario comunica con noi in continua connessione, secondo gli hawaiani e quando riusciamo a cogliere l’essenza delle cose, saremo anche consapevoli della perfezione di ogni manifestazione dell’universo. Ogni avatar, ogni illuminato, ogni saggio che ha calpestato il suolo terrestre ci ha portato chiaramente questo messaggio, ogni antica cultura lo sa e lo propone.

Conosci te stesso ci stimolano continuamente le saggezze ancestrali. E oggi questa verità sta tornando prepotentemente a galla nella consapevolezza di moltissimi.

I Viaggi nei mondi interiori sono uno strumento efficace per realizzare questo… quindi  buon viaggio e buon tutto Amici 

Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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