Autoconsapevolezza preventiva – Articolo di Giovanna Garbuio
Autoconsapevolezza preventiva

Lavorare su di sé prima dei problemi è la vera crescita spirituale
Diffusamente si pensa che il lavoro su di sé, la crescita personale e spirituale, serva per “risolvere i problemi”, come se fosse una sorta di kit d’emergenza da aprire solo quando qualcosa nella nostra vita smette di funzionare. Ma questa è una visione limitante e spesso fonte di frustrazione.
La vera crescita spirituale non nasce dalla reazione ai problemi, ma dall’autoconsapevolezza preventiva: quel lavoro interiore che si fa prima ancora che i problemi si manifestino.
Lavorare su di sé non serve a risolvere i problemi. Non è un rimedio contro le difficoltà, né una pratica da attivare “quando le cose vanno male”. I problemi, o meglio, le esperienze che interpretiamo come tali, non sono rotture da riparare, ma messaggi da comprendere.
I problemi sono opportunità
I cosiddetti problemi non sono nemici da sconfiggere, ma messaggi preziosi che la vita ci invia per mostrarci aspetti di noi ancora nascosti o non integrati. Si risolvono solo quando accogliamo e comprendiamo il messaggio che portano, non semplicemente “aggiustandoli” dall’esterno.
Ogni cosiddetto “problema” si manifesta come un riflesso, una comunicazione della nostra coscienza più profonda. Non accade contro di noi, ma per noi e da noi. Ha lo scopo di mostrarci ciò che non stiamo vedendo, sentendo o integrando. Il problema sparisce solo quando il messaggio che porta è stato ascoltato, accolto e integrato, anche se non necessariamente riconosciuto nelle sue specificità.
Ecco perché il vero lavoro su di sé si fa prima. Si fa quando tutto va bene. O comunque si fa a prescindere dai problemi. È un percorso che non si intraprende “per ottenere qualcosa”, ma per tornare in armonia con chi siamo veramente.
Il problema non va eliminato, ma compreso
Quando un problema si manifesta nella nostra vita, non significa che dobbiamo vederlo come un nemico da sconfiggere o da eliminare a ogni costo. Al contrario, il problema, quando si manifesta, è sempreo il miglior modo che la vita ha per comunicare con noi, un segnale chiaro e forte che ci invita a guardarci dentro e a comprendere qualcosa che ancora non sappiamo o non vogliamo vedere.
Non ha quindi senso chiedersi soltanto: “Come posso risolvere questo problema?” perché la soluzione non sta nell’azione superficiale o nel cercare di cambiare l’esterno per forza di volontà. La vera risoluzione nasce da un cambiamento interiore profondo, da una trasformazione del nostro essere.
Per esempio, se desideri sanare una relazione difficile con il partner, devi già essere la persona che vive e riconosce una relazione sana con il suo partner. Se vuoi migliorare una condizione economica in rosso, devi già essere la persona che vibra abbondanza e prosperità.
Dobbiamo comunque partire da qui
È evidente quindi che questo lavoro non si può fare “a valle”, quando la relazione o la situazione economica sono disfunzionali o negative. Il cambiamento autentico va fatto prima, a livello di chi siamo nel profondo, nel nostro modo di percepire, sentire e pensare. La nostra armonia interiore non si realizza semplicemente ripetendo mentalmente “voglio essere in armonia”, ma riconoscendoci fluidamente come esperienza di armonia.
Questo significa che il vero lavoro su di sé è quello che crea dentro di noi la frequenza e lo stato d’essere già in sintonia con ciò che vogliamo manifestare nel mondo esterno. Solo così, la realtà circostante si “adeguerà” spontaneamente al nuovo noi, in modo naturale e senza forzature.
Naturalmente, se oggi la mia relazione è insopportabile o la mia situazione economica è insostenibile, il primo passo è prenderne piena consapevolezza e accettazione. Solo da qui posso partire, seguendo con fiducia l’ispirazione che nasce dentro di me. Non si tratta di risolvere “il problema” come oggetto esterno, bensì di essere chi voglio essere indipendentemente da quella situazione.
Quando avremo incarnato quel nuovo stato di essere, vedremo che anche la nostra realtà cambierà, spesso in modi che non avremmo potuto prevedere.
L’armonia interiore rende superflue e difficoltà
Lavorare su di sé con un atteggiamento di autoconsapevolezza preventiva significa coltivare una pace e un’armonia interiori tali da rendere superflua la manifestazione del problema stesso. Non è quindi un’azione fatta per “risolvere problemi”, ma una pratica che sostiene il nostro equilibrio e la nostra presenza, anche quando tutto sembra andare bene.
Quando coltiviamo stabilmente pace interiore, consapevolezza e coerenza, la necessità stessa che un problema si manifesti si dissolve. Non perché “tutto vada sempre bene”, ma perché non c’è più nulla che debba attirare la nostra attenzione con forza attraverso l’attrito.
Aspettare il disagio per iniziare a guardarsi dentro è come aspettare che una casa crolli per cominciare a ristrutturarne le fondamenta. Così non funziona. Il lavoro su di sé è guarigione, non cura. È uno stato dell’essere, non una strategia.
La via naturale dell’evoluzione
L’autoconsapevolezza preventiva è la chiave per vivere in modo consapevole, evitando che le difficoltà si presentino come urgenze da gestire, e piuttosto riconoscendole come opportunità che abbiamo già imparato a integrare.
Quindi, il vero lavoro su di sé si fa prima, sempre e comunque, per permetterci di abitare la nostra vita con maggiore pienezza, serenità e autenticità. Non si lavora su di sé per risolvere problemi. Si lavora su di sé perché è la via naturale dell’evoluzione, l’unico modo per vivere con pienezza, prima che la vita sia costretta a “svegliarci” attraverso le difficoltà.
Chi lo comprende, smette di rincorrere soluzioni e inizia a coltivare presenza, profondità e verità interiore. E lì, i problemi semplicemente non hanno più ragione d’essere.
Coltivare l’autoconsapevolezza preventiva
Se vogliamo iniziare a coltivare la nostra autoconsapevolezza preventiva e scoprire come trasformare la nostra vita dall’interno, dobbiamo iniziare oggi stesso (esiste solo l’adesso). Dedichiamo dunque qualche minuto ogni giorno all’ascolto di noi stessi, alla riflessione silenziosa e all’apertura verso ciò che sentiamo davvero.
Non aspettiamo che i problemi bussino alla porta: facciamo del lavoro su di noi una priorità e una pratica quotidiana e vedremo come la nostra esperienza si trasformerà in un cammino di pace e di crescita autentica.
