Ho’oponopono e non giudizio che non significa opinione

Ho’oponopono e non giudizio non significa non avere un’opinione!

Ho'oponopono e non giudizio

Non giudizio o non opinione?

  • Opinione: è un parere espresso senza pretesa alcuna di essere la verità. Rivela un’impressione, un pensiero non definito. È una proposta di verità, non la verità (se mai ce ne fosse una). L’opinione non ci coinvolge emotivamente
  • Giudizio: è un’affermazione permanente, inappellabile, definitiva. Ed ha la pretesa di essere la verità assoluta. Il giudizio è sempre veicolto da un trasporto emotivo.

Spesso questi termini vengono confusi. Credo che ho’oponopono ci aiuti a liberarci dal giudizio non certo dalle opinioni!

L’assenza di giudizio non significa assolutamente non avere le proprie opinioni, altrimenti davvero finiamo per essere dei piccoli automi che ripetono frasi e citazioni a memoria per sentito dire.

Il non giudizio è l’opinione libera dall’attaccamento.

Ho’oponopono e non giudizio non significa non avere un’opinione

In questo senso  giudicare non significa  avere un’opinione, ma avere un’emozione collegata all’opinione e essere influenzati dall’emozione anziché essere consapevoli dell’opinione e servirsene per decidere.

L’emozione ci fa reagire, la consapevolezza dell’opinione ci farebbe agire.

Rimuovere completamente la nostra facoltà di giudizio, nel senso di discernimento, ci separerebbe definitivamente dalla realtà, dalla capacità di prendere decisioni e ci toglierebbe la facoltà di relazionare i fatti oggettivi, i fenomeni che viviamo, con i principi divini che li hanno generati.

Non avere opinioni significa non avere una capacità raziocinante o di discernimento e non credo sia una condizione auspicabile.

La differenza sostanziale sta come sempre nelle emozioni e nei sentimenti che accompagnano le nostre osservazioni.

Se noi ci accorgiamo di situazioni o comportamenti che non condividiamo, ma non accompagniamo tali osservazioni con sentimenti negativi nei confronti di chi le compie o delle situazioni stesse…

Ho’oponopono e non giudizio significa vedere

Non stiamo affatto giudicando! Stiamo semplicemente vivendo. Stiamo vedendo ciò che stiamo guardando che è l’unica via efficace per crescere.

Il metro di misura è sempre dato dalle sensazioni e dalle emozioni che sperimentiamo.

Credo sia importante chiarire queste questioni in merito al cosiddetto “non giudizio” perchè in certi ambienti c’è davvero una pericolosa confusione. Dunque lo faccio intanto con le parole di alcuni ricercatori che stimo profondamente.

Ho'oponopono e non giudizio

Qualche pillola sul “Non Giudizio”

Il discernimento è necessario

Sento spesso parlare della questione del “non-giudizio” e mi sembra a volte di cogliere, paradossalmente, un giudizio nei confronti di chi giudica. Io credo che la questione del “non-giudizio” sia assolutamente incontestabile se parliamo di calunnia, menzogna, maldicenza, insulto o pura cattiveria.

Ma non vedo perché non ci si debba sentire liberi di giudicare, di esprimere la propria opinione, il proprio senso critico e di discernimento, magari di correggere se se ne ha la competenza.

Credo che ognuno debba essere responsabile di quello che è, che fa e che dice e quindi accogliere il giudizio che eventualmente arriva, senza troppi problemi, anzi facendone motivo di riflessione e di crescita.

E sentirsi libero di esprimere a sua volta il proprio giudizio, che potrà essere utile all’interlocutore.

A volte mi sembra che la questione del “non giudizio” rischi di diventare un modo per pararsi il fondoschiena e giustificare magari un operato non del tutto pulito, dietro alla scusa di una pretesa ingiudicabilità, per poi riversare sull’altro, rivoltando la frittata, la legge di attrazione o dello specchio, di fatto abusandone.

(…)

…è anche vero che idealmente dovremmo superare le categorie di bene e male (per lo meno in senso moralistico) o di positivo e negativo, accogliendo una visione olistica e universale, quindi non duale, di noi stessi, del nostro animo e della realtà che ci circonda e che contribuiamo costantemente a creare nelle sue manifestazioni e nei suoi significati umani.

Tuttavia questo non significa rinunciare al proprio spirito critico o ritenersi affrancati dal dover/poter giudicare positiva o negativa una qualsiasi circostanza, che anzi necessita sempre della nostra riflessione e assunzione di responsabilità.

Carlo Dorofatti “Essere ciò che siamo”

Il giudizio è uno stato interiore

Il giudizio è uno stato interiore, non una serie di parole o di frasi. Se io non sono più nel giudizio, posso dire qualunque cosa a chiunque… e non lo sto mai giudicando.

Nel momento in cui il vostro Cuore si apre potete cacciare i mercanti dal tempio con una frusta… e li state comunque Amando, e lo state comunque facendo per la loro evoluzione, non per soddisfare il vostro ego. Nel momento in cui si spalanca il Cuore ogni vostra parola, ogni comportamento, ogni gesto… è un Sacrificio per gli altri.

(…)

Io non ho mai detto di non provare emozioni negative. E nessun esoterista serio ve lo direbbe mai. I giudizi e le emozioni vanno OSSERVATI IN STATO DI PRESENZA, non estinti.

Salvatore Brizzi

Cosa significa Essere Amore

Essere Amore non vuol dire essere molli (Gesù era l’avatar dell’Amore eppure si incazzava eccome) e non vuol dire perdonare tutto e tutti senza chiarimenti o discussioni… Non significa passare sopra ad ogni cosa perchè tutto è Amore. Infatti Essere Amore significa ancora agire e se serve combattere, ma nella centratura.

(…)

Così ogni tanto meglio essere chiari e un po’ stronzi, meglio dire qualche parolaccia in più ed essere meno politically correct, così magari qualche mago errante in difficoltà si sgancia da questa ipnosi.

(…)

Dobbiamo imparare ad agire con la centratura, con l’esserci totalmente, con l’assenza di reattività, e possibilmente – per i più bravi – con la pace nel cuore.

Ma dobbiamo agire, fare, muoverci e portare questa energia nel mondo attraverso quello che facciamo e non necessariamente andando in India a meditare per la pace nel mondo.

Stare a casa a commentare su facebook quanto sono poco spirituali gli altri non vi servirà a nulla e creerà solo altra confusione in un astrale che è già bello che incasinato.

Occorre pulizia, equilibrio, ordine nel disordine. Occorrono persone che sappiano incarnare il principio del non giudizio persone in grado di non essere attaccabili da nessuna egregora, politica o spirituale che sia, e che sappiano riconoscere dietro ogni opinione e separazione l’eterno gioco di un ego malato e pieno di bug.

Una manciata di persone così può davvero fare la differenza a mio parere.

Andrea Panatta

Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

In nessun modo, se si ha voglia di essere saggi e si ha qualche simpatia per ciò che gli antichi chiamavano «Dio».

Si sa, in teologia, che per Dio non esiste il bene e il male, ma solo lutile  e l’inutile. Nelle edizioni italiane della Bibbia, là dove si legge «l’albero della conoscenza del bene e del male» c’è un grave errore di traduzione: in ebraico era «il diramarsi della conoscenza del giusto e dello sbagliato».

E il giusto e lo sbagliato hanno sempre avuto la caratteristica, appunto, di diramarsi, come viticchi che continuamente si intrecciano gli uni con gli altri. Riconoscerli in quei loro intrecci è ottima cosa, e richiede onestà interiore, libertà, apertura, pazienza, capacità dialettica (nel senso filosofico: tesi, antitesi, e sintesi che diventa una nuova tesi, con una nuova antitesi ecc.).

Saltare alle conclusioni e credere di dover indicare che cosa è Bene e che cosa è Male è invece un’occupazione brutale, utile soltanto a chi si occupi di propaganda, o voglia diffondere odio e discordia

Igor Sibaldi

Anche il “giudizio” è Divino…Salva

Ganeśa è il patrono di coloro che hanno profondo giudizio e non si lasciano fuorviare dall’esteriorità. Chi non riesce a vedere il Divino in Ganeśa rimane preda della mente razionale, situata nell’emisfero sinistro del cervello, che rappresenta l’ostacolo maggiore sulla via dell’evoluzione spirituale. L’accettazione di Ganeśa come forza divina calma la mente razionale e tutti i suoi dubbi, i nostri più grandi nemici. Con il semplice esercizio di invocare Ganeśa, pregandolo, rendendogli omaggio e arrendendosi a lui, la mente razionale, assoggettata, è posta sotto controllo. È per questo che Ganeśa viene adorato come il grande distruttore degli ostacoli.

Carpeoro

Ho’oponopono e non giudizio se c’è distacco

E’ fondamentale capire la differenza che esiste tra un giudizio e un’opinione costruttiva espressa con distacco emotivo e senza coinvolgimento personale.

Ammettiamo innanzi tutto che in ogni frangente noi non siamo MAI in grado  di conoscere le premesse che hanno portato una persona a compiere una determinata azione! Però lecitamente valuto e prendo le distanze dall’azione.

Se l’avessi compiuta io con le mie premesse e il mio livello di consapevolezza non sarebbe stata un’azione pono!”

Ovviamente anche questo meglio non dirlo ad alta voce a meno che non ci sia stato esplicitamente chiesto.

Ho’oponopono e non giudizio è doveroso valutare

Fare delle valutazioni di questo tipo non è solo lecito, ma è doveroso verso noi stessi, se vogliamo agire con consapevolezza e con nozione di causa.

Nascondersi dietro l’arcinota trappola New Age del non-giudizio sarebbe solo un comportamento pavido che conduce  alla non-azione e all’involuzione.

Perché l’evoluzione è figlia dell’azione ispirata e consapevole. La non-azione è il suo contrario e quindi produce involuzione. L’azione ispirata e consapevole è del resto impossibile senza una capacità di valutazione impavida, coerente e pura.

La capacità di giudizio è uno strumento

L’essere umano non può non “giudicare” (farsi un’idea, un’opinione). La capacità di giudizio è uno strumento che ci è stato fornito per sopravvivere prima, per vivere dopo e infine per crescere, per evolverci e per espanderci.

Rinunciare alla nostra capacità di valutazione e pensare comunque di crescere sarebbe come rinunciare alla nostra capacità di camminare e pretendere comunque di correre.

Gli strumenti che ci sono stati forniti vanno usati! I problemi nascono quando dagli strumenti ci facciamo usare.

Ho’oponopono e non giudizio non è apatia

Il giudizio, la capacità di valutazione e di discernimento è uno strumento che ci è stato dato. Non usarlo consapevolmente sarebbe solo sciocco. Sarebbe come conoscere le potenzialità di Ho’oponopono e non usarlo… estremamente sciocco!

Quindi di fatto è solo avendo delle opinioni ed essendo profondamente consapevoli di esse, al di là dell’emozione che generano, che possiamo raggiungere la capacità di “non giudizio” a cui il secondo specchio ci stimola.

Non giudicare non significa non avere un'opinione

Farsi o non farsi giudicare

Non giudicare inoltre non ha niente a che vedere con il farsi o non farsi giudicare. Quando qualcuno mi giudica è, come tutto, un comportamento che fa parte della mia realtà.

Quindi anche se il comportamento è “interpretato” da qualcuno che non sono io, in qualche modo comunque mi riguarda (che  non significa che mi appartenga).

Ma quando mi rendo conto che il giudizio espresso non mi rispecchia e rispecchia invece molto probabilmente chi l’ha espresso (infatti quando giudico non sto dicendo nulla su chi giudico, ma sto dicendo molto su me stesso), non sto necessariamente giudicando a mia volta e anzi per la mia crescita, se mi sono messo in discussione e ho risposto sinceramente  alle ovvie domande che ne derivano, è utile ed efficace e “sacrosanto” prendere le distanze dal giudizio che è stato espresso nei miei confronti.

Ho’oponopono e non giudizio e opportunità

E meno la cosa mi coinvolge emotivamente più è la dimostrazione che ho messo a frutto l’opportunità comunque di riflessione che l’universo mi ha proposto!

Ovviamente anche individuare il giudizio o il non giudizio è un’operazione che posso compiere solo su me stesso… non ho nessun diritto né nessun potere di condurre questa operazione sugli altri…

Quando dico stai giudicando sono io il primo a giudicare in un circolo vizioso senza uscita.SalvaSalvaSalvaSalva

SalvOgnuno ha il suo percorso e non esiste un percorso “Pono” in valore assoluto. Perciò dire a qualcuno tu non sei pono è sempre, sempre, sempre un’affermazione non lecita e impregnata di controproducente “giudizio”. Questo sì!

Discernimento è Ho’oponopono e non giudizio

L’affermazione lecita, amorevole, che invece non ha nulla a che fare con il giudizio, ma è una semplice e sacra e utile valutazione è:

se io mi comportassi come stai facendo tu il mio non sarebbe un comportamento pono”!

Valutazione sul comportamento e non sulla persona!

E’ chiara la differenza tra le due affermazioni? Stiamo parlando della stessa situazione, ma in maniera diametralmente opposta. Nel primo caso sto “giudicando”, cioè sto presupponendo di sapere in valore assoluto cosa è giusto e cosa è sbagliato per te e per tutti, dalla mia prospettiva che per me è l’unica accettabile e corretta.

Sto sentenziando che tu stai sbagliando perché di fatto sei “sbagliato”.

Ma in verità non lo posso fare in maniera pura perché io non posso sapere cosa c’è dietro ai comportamenti di qualcuno che non sono io (spesso non conosciamo nemmeno la nostra dietrologia) cosa ti spinge ad assumere determinati atteggiamenti.

Buona fede

Io non posso mai conoscere le tue premesse interiori. Ogni azione anche la più deprecabile può essere condotta in buona fede e quindi la sua portata energetica sarà molto diversa da quella che io le attribuisco non conoscendone appunto il livello di buona fede dal quale l’azione scaturisce.

Livello di buona fede che può anche non esserci, ma comunque io non lo so!

Quindi nel primo caso io sto giudicando la persona più che l’azione o comunque sto giudicando entrambe.

Nel secondo caso invece affermando: “se io mi comportassi come stai facendo tu il mio non sarebbe un comportamento etico, corretto, amorevole” sto solo dichiarando la mia posizione e valutando i fatti distaccando l’accaduto dal suo autore.

Il beneficio del dubbio

In questo modo do sempre al protagonista del “misfatto” il beneficio del dubbio della buona fede, anzi è qualcosa che sarebbe opportuno e utile anche augurare all’autore dell’azione:

“se io mi comportassi come stai facendo tu il mio non sarebbe un comportamento pono e in ogni caso ti auguro di essere in buona fede”!

Ovviamente meglio fargli questo augurio silenziosamente perchè dirglielo se non fosse costruttivo, perchè ci è stato chiesto il consiglio, sarebbe solo un modo “furbo” per sottolineare il suo errore.

Coscienza pulita

Ho'oponopono e non giudizio

Inoltre cosa importantissima, in una situazione di centratura e di “coscienza pulita” il giudizio di chi giudica  non ci dovrebbe toccare. Capiamo  naturalmente che giudicare significa sostanzialmente criticare. Non significa avere opinioni che invece sono necessarie ed utili.

E se ci tocca è un ottimo segnale per lavorare sulla nostra autostima e sulla necessità di seguire il nostro cuore in coerenza con la nostra mente e non la cosiddetta “morale comune” che spesso tanto comune non è…

Cogliamo quindi sempre l’opportunità che ogni situazione, ogni fatto, ogni azione rappresenta. E lasciamo andare tutte le paranoie che la mente incontrollata origina. Perciò non giudicare nemmeno il giudizio!

Sii chi Sei

Sii te stesso, accogli ciò che ti risuona nella misura in cui ti risuona e lascia andare il resto, compresi i messaggeri che non corrispondono al messaggio. Ma non perdere un buon messaggio anche se è veicolato da un “cattivo” (meglio incoerente) messaggero.

In quanto a decidere se seguire una condotta morale in base al comportamento di chi la suggerisce, io preferisco rendere conto solo a me stessa e alla mia coscienza, perciò assumo una condotta se essa mi appare pono a prescindere da chi la suggerisce e da cosa fa chi la suggerisce!

Se chi predica bene razzola male accoglierò con gratitudine la predica e lascerò andare il razzolare… facendomene ovviamente un’opinione (giudizio sul comportamento e non sulla persona sulla quale non posso sapere) e me ne dissocerò.

Ho'oponopono e non giudizio

Ho’oponopono e non giudizio

Concludendo giudicare è un’attività umana, molto diffusa e ancor di più difficile da sradicare.

Se una strada è ardua e irta di ostacoli, spiritualmente significa che non è da percorrere (la verità è sempre molto semplice). Allora evidentemente è inutile combattere la propensione umana al giudizio.

Limitiamoci perciò a vedere come fare per modificare il nostro atteggiamento mentale. Questo ci permetterà  di raggiungere comunque il nostro scopo per una via più agevole.

La cosa importante sarebbe evitare di giudicare, senza farci inutili sensi di colpa ogni volta che invece esprimiamo una legittima opinione  e cercare invece di comprendere.

Ho’oponopono e non giudizio è comprendere

Ma spesso anche comprendere non è semplice, perché quasi mai disponiamo di tutti gli strumenti e di tutte le conoscenze necessarie per farlo.

In quel caso buona regola sarebbe offrire a chiunque il beneficio del dubbio, e cercare comunque il buono presente in qualunque situazione.

Mi auguro che continuiamo sempre di più ad aprire il nostro cuore. Senza timori perchè la solidarietà che questo gesto suscita vale tonellate in più di qualche critica insensibile e cretina (ops… che questo sia un giudizio :P) …. Avanti Tutta con gioia!

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Ottima lettura anche studio

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