Paolo Fresi una storia di grande coraggio

Paolo Fresi ci racconta la sua storia fatta di problemi e opportunità

Paolo Fresi una storia di grande coraggio

Paolo Fresi uomo coraggio

Questa è la storia di un ragazzo di 35 anni ora quarantenne. Che oltre ad essere un atleta e ad aver fondato una società di consulenza, essendo stato sano tutta la vita, improvvisamente si trova come tutti, o comunque molti, ad attraversare la sua porta stretta…

Tutto precipita

Cinque anni fa nel pieno della mia vita professionale e sociale vengo investito senza colpe da un pirata della strada, rischio di morire per trauma commotivo, mielolesione cervicale e traumi multipli.

Diagnosi: coma e una lesione cervicale al midollo spinale con sequele a detta di tutti irreversibili e tetraplegia sicura.

Mi risveglio paralizzato dal collo in giù in preda a dolori indicibili che solo una schiena rotta può procurare e fin da subito mi dicono che il mio destino è segnato e rimarrò immobile, imprigionato nel mio corpo con le facoltà mentali e i ricordi dell’attimo prima dell’incidente.

In Italia la lesione al midollo spinale segna la sorte di chi la subisce in quanto scontiamo un ritardo culturale e terapeutico gravissimo.

Un lungo calvario

Nessuno credeva che io sentissi le gambe e per due anni sono stato violato, come naturale conseguenza di un danno midollare, nelle mie più intime e nelle spontanee funzioni vitali: alvo, vescica, sessualità. Oltretutto non avevo nessuna motilità ed indipendenza. Ho subito poi altre 5 operazioni per ulcere da decubito agli ischi, raschiamenti alle anche per iper calcificazioni e due stabilizzazioni alla colonna vertebrale trascorrendo 23 mesi in ospedale e venendo trascurato del tutto come fisioterapia nelle evoluzioni positive che si intravedevano nel mio organismo.

Appena dimesso mi sono preso in carico e ho girato USA, Svizzera e Spagna dove ho trovato interessanti terapie combinate con cortisonici, neurotrofici e riemilinizzanti e iniziato un indispensabile, duro, caparbio e costante esercizio fisico quotidiano.

Una strada in salita verso la Luce

Cose che continuo tutt’ora che ho recuperato moltissimo nel tronco e un po’ nelle gambe. Questo, ci tengo a ribadirlo, è stato possibile solo decidendo di prendendomi in carico, ricercando, studiando e lavorando con costanza, senza perdere mai fiducia in me malgrado sia stata a tratti davvero dura, durissima.

Ora mi accingo a sperimentare un nuovo metodo con neurotrofine ed esoscheletro. Quello che voglio condividere, e lo faccio con tutto il mio cuore, il mio entusiasmo e la mia forza, è che non bisogna mai cedere e mai arrendersi. Anche quando tutto sembra perduto è necessario ascoltarsi, sentirsi e credere fino in fondo al massimo recupero, alla massima qualità di vita possibile.

Io sono perchè noi siamo

E ora sto aprendo la via per altri pazienti, circa 1000 all’anno, che pagano disinformazione, lobbismo e business nella sanità per rimanere disabili. Di strada ne ho ancora da fare ma non mi fermo, lo faccio sia per me che per smuovere il contesto italiano delle unità spinali e dell’abbandono a se stessi dei pazienti cronici.

Perchè o ci credi tu in te, e ce la metti tutta puntando tutto alla Vita – che non conta per la sua durata ma per la qualità del suo tempo – altrimenti in certe situazioni nulla è possibile. Perchè non ci crede per primo chi dovrebbe aiutarti, supportarti e sostenerti. E questo, a mio parere, vale per tutto, in tutti gli ambiti dell’esistenza e per tutti gli esseri esistenti.

Ognuno ha il suo percorso

Ognuno segue il percorso che la sua Anima ha scelto, durante la sua vita. E non possiamo salvare nessuno e non sarebbe, forse, neanche giusto. Cosa ne sappiamo del mistero delle scelte dell’Anima perarrogarci ildiritto di dire cosa è giusto o sbagliato per un altro? Ma una cosa, di certo, possiamo fare. Sostenere li altri con il nostro Amore. E la sfida per ciascuno di noi è sostenere con Amore anche quando le scelte dell’altro ci sembrano sbagliate.

Attualmente lavoro nella mia società di consulenza e mi impegno sempre al massimo per condividere informazioni, cure e prospettive. Sono certo che tutto serva per evolversi, per consapevolizzare la preziosità di tutto ciò che viviamo e per aiutarsi l’un l’altro.

Un tris di cuori Paolo Fresi Sara Rubatto Patrizia Saccà

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% Commenti (6)

Sono caduta e da un mese sono immobilizzata per una rottura del piatto tibiale inoltre la mia vescica ha smesso di funzionare e devo fare tre catetere al giorno con infezioni ricorrenti mio marito e al limite perché deve fare tutto e non sta bene nemmeno lui. Praticavo hoponopono ma ormai ho perso le speranze

🌸 ❤️ 🌸

Come mai non rispondi forse allora credo che quello che sto pensando e vero non esiste niente

Francesca… non rispondo perchè non so quale sia ladomanda. Credevo fosse una condivisione di un’esperienza con una sorta di richiesta di incoraggiamento e per questo ti ho mandato con le immagini un abbraccio virtuale. Non avevo capito fosse una domanda e ancora non capisco quale sia… Perdonami.

La doma da e che in questo momento sto molto male fisicamente e non riesco a vedere vie d,uscita per cui mi chiedo perché hoponopono non ha funzionato visto che sono ormai 8 anni che lo sto praticando

Perchè dici che ho’oponopono non ha funzionato? Mi pare che questo articolo sia molto chiaro a rigurado, Ho’oponopono non ci fa ottenere ciò che vogliamo o crediamo di volere, ma ci dà il più consapevolemnte possibile le opportunità per lavorare efficacemente su di noi in quegli ambiti in cui fatichiamo di più a lavorare. Paolo Fresi credo sia un esempio vivente di questo. Francesca prova a dare un’occhiata a questo articolo: https://www.giovannagarbuio.com/hooponopono-non-funziona-non-e-possibile/

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