Giovanna Garbuio

Parabola della zizzania. Il significato spirituale che cambia completamente la prospettiva

Articolo di Giovanna Garbuio

Grazie a Alessandro Fortis per l’assist!

Parabola della zizzania

Quando si parla della parabola della zizzania, quasi sempre l’attenzione si concentra sul significato dell’espressione “mettere zizzania”. Nella cultura comune indica chi crea divisioni, chi alimenta conflitti e semina discordia.

È curioso osservare che, parlando di zizzania, il pensiero corre quasi sempre agli altri. Individuiamo facilmente chi semina discordia intorno a noi, mentre molto più raramente ci domandiamo quale zizzania stia crescendo nel nostro campo interiore. Eppure è proprio lì che la parabola vuole orientare il nostro sguardo. Gesù non sta offrendo criteri per riconoscere i seminatori di zizzania nel mondo, sta indicando come riconoscere e comprendere quella che abita la nostra coscienza.

In ogni caso la parte davvero interessante della parabola della zizzania non è la presenza delle erbacce nel campo (su cui siamo abituati a concentrare il focus), quanto la risposta del padrone quando i servi propongono di estirparla: «No, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano». È proprio questa frase a custodire il cuore del messaggio della parabola della zizzania.

Il significato della parabola della zizzania

Secondo una lettura simbolica ed esoterica del Vangelo, nella parabola della zizzania, il campo rappresenta la coscienza, il grano rappresenta la nostra natura autentica, la presenza, l’Essere, la zizzania rappresenta invece tutto ciò che nasce dalla dimenticanza di chi siamo. Sono le identificazioni, le paure, i giudizi, le memorie, le convinzioni limitanti e gli stati di coscienza che producono sofferenza.

La reazione spontanea dell’essere umano è quella di voler eliminare immediatamente ciò che considera negativo. Il “Guerriero della Luce” vuole correggersi, vuole migliorarsi, vuole combattere le proprie paure, vuole sconfiggere il proprio ego, vuole liberarsi delle memorie dolorose. Ed è proprio questa la strada che il padrone blocca.

Siamo davvero fatti di luce e ombra?

Siamo abituati a dividere la realtà in luce e ombra, bene e male, qualità e difetti. Pensiamo che una parte di noi meriti di essere coltivata e un’altra debba essere eliminata.

Invece nella visione suggerita dalla parabola della zizzania, il grano e la zizzania condividono lo stesso campo. Crescono insieme, affondano le radici nella stessa terra, condividono lo stesso nutrimento. Questo significa che anche quello che oggi chiamiamo “ombra” appartiene al nostro cammino e partecipa, in qualche modo, alla manifestazione dell’Essere.

Molte tradizioni spirituali raccontano questa intuizione con immagini differenti. La leggenda cherokee dei due lupi, ad esempio, parla di due forze presenti in ogni essere umano. La versione più conosciuta conclude che vince il lupo che scegliamo di nutrire. Una lettura più profonda, però, conduce altrove. Entrambi i lupi hanno bisogno di essere riconosciuti. Reprimere quello che giudichiamo “cattivo” significa costringerlo nell’ombra, dove continuerà a cercare espressione in forme sempre più incontrollabili.

La parabola della zizzania racconta lo stesso principio attraverso un’altra immagine. Gesù non invita a eliminare subito ciò che appare indesiderabile, invece invita a lasciarlo crescere insieme al grano, perché ogni manifestazione della coscienza possiede una funzione nel cammino verso il riconoscimento di ciò che siamo.

L’ombra non è il contrario della luce, è la luce che sta ancora imparando a riconoscersi.

Le nostre paure, i nostri giudizi, il bisogno di controllo, l’attaccamento, perfino l’errore, partecipano all’espansione della coscienza. Attraverso queste esperienze impariamo il discernimento, sviluppiamo la compassione e riconosciamo progressivamente la nostra natura più profonda. Per questo il padrone nella parabola della zizzania non ha fretta di estirpare la zizzania. Ogni cosa ha il suo tempo.

Arriverà un momento in cui quelle caratteristiche avranno esaurito il loro compito. Non perché siano cattive, ma perché avranno consegnato tutto ciò che potevano insegnare. A quel punto la zizzania potrà essere raccolta e bruciata senza che il grano subisca alcun danno. La trasformazione non consiste nel dichiarare guerra all’ombra, consiste nel riconoscere che luce e ombra appartengono alla stessa Essenza e che, quando la coscienza giunge a maturazione, ciò che non è più necessario si dissolvespontaneamente.

È proprio qui che la risposta del padrone nella parabola della zizzania acquista tutto il suo significato.

Se l’ombra possiede una funzione nel cammino della coscienza, cercare di eliminarla prima del tempo significa interrompere un processo ancora in corso. Non perché l’ombra sia destinata a rimanere per sempre, ma perché ogni sua espressione custodisce un insegnamento che può essere compreso solo attraverso l’esperienza. Le erbacce nella parabola della zizzania non vengono protette perché siano preziose in se stesse. Vengono lasciate crescere perché il grano non ha ancora completato la propria maturazione.

Perché il padrone non permette di estirpare la zizzania?

Se la zizzania fosse soltanto dannosa, perché lasciarla crescere? La risposta della parabola della zizzania appare paradossale. Finché la coscienza non è abbastanza matura, ciò che chiamiamo “zizzania” è profondamente intrecciato con la nostra identità. Se proviamo a strapparla con la forza, rischiamo di danneggiare anche il grano. In altre parole, rischiamo di combattere una parte di noi invece di comprenderla.

Chi combatte la paura continua ad alimentarla, chi combatte il proprio ego continua a prenderlo come punto di riferimento, chi combatte il passato continua a mantenerlo vivo. La trasformazione avviene attraverso il riconoscimento, mai attraverso la lotta.

Lasciare crescere insieme grano e zizzania

L’insegnamento proposto dalla parabola della zizzania invita a lasciare che entrambe crescano.

Questo non significa giustificare il male o rassegnarsi alla sofferenza. Lasciare crescere insieme grano e zizzania invita a riconoscere che ogni esperienza possiede una funzione nel processo di risveglio della coscienza. Anche quello che oggi viviamo come limite rende possibile un riconoscimento più profondo. Quando smettiamo di combattere quello che emerge e iniziamo a osservarlo con presenza, qualcosa cambia naturalmente. La consapevolezza matura e con essa cambia il nostro sguardo.

Il significato della mietitura

Nella lettura simbolica della parabola della zizzania, la mietitura dunque non rappresenta la fine del mondo, è il momento dell’apertura della visione, è l’istante in cui la coscienza riconosce spontaneamente ciò che appartiene all’Essere e ciò che appartiene all’illusione.

Per questo Gesù nella parabola della zizzania dice: «Cogliete prima la zizzania». Questo è un dettaglio straordinario. La prima cosa che cade è l’illusione. Il grano non deve essere costruito, non deve essere migliorato, non deve essere trasformato: è già grano. Deve soltanto essere riconosciuto.

Il fuoco che brucia la zizzania

Anche il fuoco assume un significato profondamente simbolico. Nelle grandi tradizioni spirituali il fuoco rappresenta la conoscenza che illumina, non distrugge una realtà oggettiva, dissolve un’identificazione, brucia ciò che non possiede consistenza propria. Per questo, dopo la mietitura, il grano viene raccolto nel granaio. Il granaio rappresenta la stabile dimora dell’Essere, la coscienza che ha riconosciuto se stessa.

Ho’oponopono e la parabola della zizzania

Questa lettura trova un sorprendente punto d’incontro con Ho’oponopono. Le memorie non vengono combattute, vengono osservate, accolte, lasciate emergere. È la Presenza a compiere la trasformazione. La memoria perde forza nel momento in cui smettiamo di identificarci con essa. La pulizia non consiste nell’eliminare qualcosa, consiste nel riconoscere ciò che siamo oltre quella memoria.

Forse è proprio questo il messaggio più rivoluzionario dell’intera parabola: la perfezione non nasce al termine del cammino, è presente fin dall’inizio. Il grano è già grano. La nostra natura autentica non ha bisogno di essere costruita, ha bisogno di essere riconosciuta. Quando l’illusione smette di occupare il nostro sguardo, ciò che siamo da sempre appare con assoluta evidenza. Ed è proprio in quel momento che la zizzania perde ogni utilità e quindi ogni potere.

La zizzania non scompare perché l’abbiamo combattuta, scompare perché non ha più nulla da insegnarci. Quando la coscienza riconosce pienamente ciò che è, l’illusione conclude spontaneamente il proprio servizio.

Il Segreto del Vangelo di Tommaso

Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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