Giovanna Garbuio

La gratitudine degli altri e Ho’oponopono non centrano molto l’uno con l’altra!

[inserito]

La gratitudine degli altri non ci riguarda

Io do moltissimo, ma non mi ritorna mai niente

La gratitudine degli altri

Me la vedo sempre con l’ingratitudine degli altri

Quando ci ritroviamo a domandarci: “Ma come? Io sono sempre così generosa, mi prodigo per gli altri e in cambio non ricevo che schiaffi e irriconoscenza?” (a parte il fatto che già il porsi una domanda di questo tipo la direbbe molto, molto lunga ad un osservatore attento), proviamo in queste situazioni ad indagare anche un po’ oltre la superficie della questione. La gratitudine degli altri è qualcosa che riguarda veramente gli altri?

  • Quando facciamo qualcosa per gli altri, è proprio quello che vorremmo fare e quindi lo facciamo con il cuore?
  • Compiere quelle azioni è il comportamento che ci fa stare meglio di qualunque altro comportamento?
  • Ci sentiamo grati per l’opportunità di fare qualcosa per qualcuno o ci sentiamo invece buoni.
  • Siamo capaci di dire “No” quando non vogliamo fare o sappiamo che faremmo una determinata cosa per forza?
  • I nostri “sì” di generosità sono sempre autentici?

Ecco spiegato l’arcano

Se a queste domande o anche a solo una di queste, rispondiamo negativamente ecco spiegato l’arcano. Ecco il perché dell’irriconoscenza e degli schiaffi e della mancanza di gratitudine degli altri.

A parte che già il fatto di farci questa domanda, come dicevo, dovrebbe metterci sull’allerta del perchè facciamo quel che facciamo per gli altri. Siamo davvero sicuri di farlo incondizionatamente, senza aspettarci ritorno? O in cuor nostro contiamo sulla gratitudine degli altri?

Chiaramente qualcosa ci aspettiamo, altrimenti questa domanda non ce la saremmo posti. La gratitudine degli altri ci sembra in qualche modo dovuta.

Ho'oponopono e la gratitudine degli altri

Riflessioni antiche

Ognuno, quando fa del bene a un altro, lo fa a se stesso

La giustizia non riguarda gli altri, come comunemente si crede: gran parte ricade su se stessa. Ognuno, quando fa del bene a un altro, lo fa a se stesso (come del resto quando fa del male n.d.r.). E non lo dico perché chi è stato aiutato vuole aiutare, chi è stato difeso vuole proteggere e perché il buon esempio ritorna sulla persona che lo ha dato, (così come i cattivi esempi ricadono sugli autori, e se uno con le sue azioni ha insegnato che si può offendere, non trova commiserazione quando viene a sua volta offeso); ma lo dico perché ogni virtù trova in se stessa la sua ricompensa. Non la si esercita in vista di un premio: il guadagno di un’azione virtuosa consiste nell’averla compiuta.

Seneca – Lettere a Lucilio

Imparare a dire no

Lasciando andare il bisogno della gratitudine degli altri

Detto questo rimane comunque fondamentale imparare ad Amarci allo stesso livello con cui “amiamo” (o ci sembra di amare) il prossimo. Lasciando per prima cosa andare il bisogno del la gratitudine degli altri.

Quando ci relazioniamo con il nostro prossimo, ricordiamoci sempre che è molto bello e spesso gratificante  acconsentire a soddisfare qualche sua richiesta, ma non saremo mai davvero autentici se non saremo in grado di dire anche “NO!”. Quando in cuor nostro è ciò che davvero vorremmo rispondere.

Non saremo mai in grado di dire un “Sì!” sincero, energeticamente efficace, se all’occorrenza non saremo capaci di dire anche sinceramente “no!”

Un “Sì!” di compromesso è una forzatura che energeticamente emanerà energia di frustrazione. Diciamo sì perchè abbiamo bisogno a qualche livello del la gratitudine degli altri.

Ho'oponopono La gratitudine degli altri

Essere autentici

ci distoglie dalla gratitudine degli altri

Se non facciamo quello che ci piace fare e quindi quando diamo non diamo per la pura gioia di dare, se in altre parole ci aspettiamo la gratitudine degli altri perchè la gioia di fare qualcosa di loro non ci è sufficiente come ritorno, non ci stiamo comportando autenticamente. E l’Universo ce lo fa notare con la presunta ingratitudine degli altri.

Se acconsentire alle richieste di qualcuno non è ciò che davvero vorremmo fare, non lo potremmo mai fare con il cuore… In fondo ci sarà sempre l’ombra inquinante del risentimento, che è il sentimento (nostro) che genera l’irriconoscenza (negli altri). Ed è esattamente questo che ci insegna lo Spirito di Aloha!

Aspettarci la gratitudine degli altri, è la via più efficace per allontanare la gratitudine degli altri

Ecco che Ho’oponopono e la gratitudine degli altri ci mostrano ancora una volta qualcosa di noi. La gratitudine degli altri è un riflesso del nostro sentirci inadeguati, incompleti, disapprovabili.

Dare è un’opportunità

Il bisogno di gratitudine degli altri è un ostacolo

La stessa cosa vale se diamo sentendoci buoni, generosi e migliori degli altri. Non stiamo Amando incondizionatamente. Stiamo dando con uno scopo egoistico.

Dare incondizionatamente significa dare per la gioia di dare, significa non accorgerci nemmeno di essere buoni (non dico che non lo siamo eh!). Ma se ci sentiamo buoni e generosi stiamo squilibrando tutto.

La gratitudine degli altri non centra niente.

Anche il dare va vissuto come un’opportunità, non come un obbligo o come un peso.

In altro modo non è l’Amore incondizionato la nostra guida. Noi non ci stiamo così  comportando generosamente con gli altri, perché prima di tutto non siamo generosi con noi stessi (ci costringiamo a fare ciò che non vogliamo, ciò che ci pesa)… E non essendolo con noi stessi, non potremo esserlo tanto meno con gli altri.

La gratitudine degli altri va di conseguenza alla portata energetica dell’azione, non in base a qualcosa di arbitrariamente giusto o sbagliato.

E’ l’energia che associamo alla nostra azione che eventualmente attrae la gratitudine degli altri

Compiremo comunque quelle azioni, ma lo faremo con  disappunto, con frustrazione con bisogno della gratitudine degli altri. Quindi saranno esattamente queste le vibrazioni che diffonderemo intorno a noi. Per quanto l’azione che stiamo compiendo in valore assoluto (che non esiste), sia il massimo dell’altruismo e della generosità.

Se vedete una situazione come esterna a voi, rimanete intrappolati nelle sue ombre, perché chiunque risponda alla vostra immaginazione è un’ombra. Come potrebbe un’ombra creare qualcosa di reale nel vostro mondo?

Non appena date a un altro il potere di creare, avete trasferito su di lui un potere che appartiene di diritto a voi. Gli altri sono solo ombre che testimoniano quello che avviene dentro di voi. Il mondo è uno specchio che riflette continuamente ciò che fate dentro di voi.

Neville Goddard
Ho'oponopono La gratitudine degli altri

La strada che appare facile spesso non si rivela tale e comunque non passa per la gratitudine degli altri

Noi stiamo seguendo la strada che ci appare più facile, ma che porta in realtà più lontano da noi stessi e dal nostro benessere. siamo condizionati dal bisogno di approvazione, dal bisogno della gratitudine degli altri

Quante volte rinunciamo a dire “no” per quieto vivere? Ma è un quieto vivere immediato che si svilupperà in un brutto vivere continuo.

Sacrificarsi (nel senso di rinunciare a ciò che fa bene a noi in favore di ciò che pensiamo faccia bene agli altri) per ottenere la gratitudine degli altri, con la consapevolezza e quindi con il peso del sacrificio, non è mai un’azione efficace e produttiva per nessuno, né per chi la compie nè per chi la “subisce” (riceve).

L’energia disarmonica di aspettarsi la gratitudine degli altri

Se non siamo capaci di dire di no, quando diciamo di sì non stiamo immettendo nell’Universo energia armoniosa di generosità autentica. Noi stiamo altresì emanando energia di frustrazione, che ci tornerà indietro sotto forma di schiaffi e di irriconoscenza.

L’Universo è regolato da leggi eterne e invariabili in ogni ambito, non solo in ambito spirituale o economico. Chiadiamoci qual è il vero motivo che ci spinge a comportarci in un determinato modo… Forse il bisogno della gratitudine degli altri?

Non esiste ingiustizia o iniquità

Ogni causa manifesta un effetto  perfettamente corrispondente e se saremo tanto sinceri con noi stessi da analizzare le situazioni con il cuore libero, troveremo tutte le risposte e tutte le spiegazioni adeguate in maniera semplice, fluida ed immediata.

L’Amore genera solo Amore

Se nella nostra vita si manifestano situazioni di non-amore la spiegazione c’è sempre (e non è nell’ingratitudine degli altri) e la responsabilità è da ricercare solo in noi stessi.

Nessuno subisce ingiustizie semplicemente perché i perfetti meccanismi universali non lo permetterebbero.

Detto questo e dopo esserci assunti la totale responsabilità di ciò che accade nella nostra vita e aver riconosciuto l’eventuale bisogno della gratitudine degli altri, è interessante conoscere questo risvolto psicologico molto comune conosciuto dagli addetti ai lavori come ->

Sindrome rancorosa del beneficato

La sindrome rancorosa del beneficato è una modalità di relazione distruttiva, ma preoccupantemente diffusa.

E’ un tipo di reazione che logicamente non ci si aspetterbbe mai, ma che in realtà nel mondo psicologico è ben conosciuto proprio perchè fin troppo facilmente riscontrabile. Ed ha molto a che fare con il bisogno del la gratitudine degli altri.

Si tratta di un meccanismo subcosciente per cui chi riceve qualcosa di positivo da qualcuno, invece che riconoscere con gratitudine il dono ricevuto, diventa ostile e rancoroso nei confronti di chi èsato generoso con lui.

Chi subisce questo tipo di reazione non può che restare meravigliato e allo stesso tempo amareggiato. Certamente farà non poca fatica a comprendere qual è la molla che fa scattare l’aggressività invece che una molto più logica e “normale” gratittudine. In ogni caso se lui stesso è mosso dal bisogno dela gratitudine degli altri, non riuscirà mai a uscire da questo inghippo.

Sindrome rancorosa del beneficato e La gratitudine degli altri
sindrome rancorosa del beneficato

“Ero amico di un grande uomo politico. Il suo problema era quello di essere un uomo molto generoso ma molto orgoglioso. Non era nato nella famiglia di cui era diventato l’erede.

Era nato povero e improvvisamente era diventato uno degli uomini più ricchi del paese. Tutti i suoi parenti erano poveri. Lui li fece diventare tutti ricchi: diede loro fabbriche, negozi e tutto il denaro possibile, perché ne aveva veramente tanto.

Mi disse: “il problema è che nessuno di loro mi ama. Ho dato tutto a tutti, agli amici, alla famiglia, anche agli estranei che sono venuti a chiedermi aiuto. Non ho mai detto no. Ma nessuno mi ama.”

Indagai: “Voglio farti una domanda: hai permesso a quelle persone di fare qualcosa per te?”

Mi rispose: “In realtà io non ho bisogno di nulla, ho tutto.”

Gli spiegai: “Il problema è chiarissimo: non ti rispettano, non ti amano, non ti sono amici, poiché tu li hai oppressi e li hai umiliati in un modo molto sottile. Tu sei un uomo che può aiutare, che può dare milioni alla gente e che non ha bisogno di nulla in cambio.”

Proseguii: “Tutto questo ferisce il loro orgoglio. Conosco i tuoi amici, conosco i parenti che hai aiutato e reso ricchi. E so che sono pieni di collera, di rabbia, di astio verso di te.

Tu hai fatto loro tanto bene, ma non conosci la psicologia umana. Fai alcune cose semplicissime… non è necessario che tu chieda loro grandi cose, ma devi chiedere loro qualcosa: “Amo le tue rose, un giorno puoi mandarmene qualcuna?”, dai loro modo di pensare di poter ricambiare e tutta la loro collera sparirà.

Essi possiedono l’automobile solo perché tu hai dato loro il denaro per acquistarla. Tu non ne hai bisogno ma ogni tanto puoi fare una telefonata e chiedere: “Ho bisogno della tua macchina puoi mandarmela?”

Puoi cambiare tutta l’atmosfera che ti circonda dando l’oro la convinzione di poter ricambiare.”

Commentò: “Non avevo mai visto la cosa da uesta prospettiva.”

Dieci anni dopo mi incontrò su un treno e mi disse. “Avevi ragione, ho cominciato a chiedere piccole cose , di nessuna importanza per me, e tutti hanno cambiato atteggiamento”

Osho
Sindrome rancorosa del beneficato e La gratitudine degli altri
sindrome rancorosa del beneficato

Cos’è la sindrome rancorosa del beneficato

Vi è mai capitato di vedere una relazione (amorosa, amicale, parentale, professionale…) andare improvvisamente a rotoli senza motivo, dopo che a voi sembrava di avere dato tutto ciò che potevate dare alla relazione con gioia e disinteresse .

Disinteresse significa senza aspettarvi nemmeno gratitudine, perchè l’opportunità di fare ciò che avete fatto era già per voi un riconoscimento sufficiente?

Se vi è capitato in questi termini significa che molto probabilmente anche voi avete avuto a che fare con la ” sindrome rancorosa del beneficato “.

Come nella descrizione del raconto di Osho, è molto più comune di quel che si crede anche perchè ad un’osservazione distaccata pare un comportamento incredibile e ingiustificabile.

Perchè l’ingratitudine?

A volte l’ingratitudine da parte di qualcuno che è stato oggetto delle proprie attenzioni benefiche, può apparire più comprensibile (non dico giustificabile o accettabile) se si riconoscono i meccanismi di potere che generano emozioni complicate. Naturalmente tali meccanismi possono essere riconosciuti se a nostra volta noi non siamo invischiati nel bisogno della gratitudine degli altri.

L’ingratitudine spesso è generata dalla posizione di privilegio che permette a chi dà, di poter dare. Questa posizione (fosse anche una predisposizione d’animo caritatevole) invece di essere riconosciuta come un buon potenziale per generare benessere per tutti (come accade), viene vista come un privilegio ingiusto e quindi suscita invidia, senso di ingiustizia e di inferiorità.

Dunque chi riceve focalizza la sua attenzione sul senso di inferiorità e di dipendenza e di sottomissione nei confronti di chi dà, che la situazione a suo vedere sta sottolineando. Perciò anzichè riconoscere una condivisione affettuosa e il valore amorevole dell’aiuto ricevuto, si costruisce tutte le motivazioni possibili per convincersi che: «Io non ti devo niente!».

Più che una collaborazione e una condivisione, queste persone sentono di vivere una sconfitta derivante da un qualche tipo di competizione.

Insicurezza e bassa autostima sono il terreno più fertile per generare l’ingratitudine e la sindrome rancorosa del beneficato.

Ingratutdine

Cuore aperto a 360° incondizionatamente

Fare a qualcuno a cui vogliamo bene dei piccoli o grandi favori, magari prestargli o regalargli dei soldi in un momento di difficoltà, o mettergli a disposizione il nostro lavoro e le nostre capacità, o soltando essere presente e ascoltare lo sfogo dei suoi problemi con empatia e partecipazione amorevole e pazienza e comprensione senza giudizio, senza alcun bisogno della gratitudine degli altri, magari anche condividendo di conseguenza a cuore aperto le proprie difficoltà…

Questi comportamenti nella morale comune sono la base di una relazione di amicizia sincera, ma se il nostro interlocutore  ha il cuore “chiuso” le conseguenze potrebbero essere davvero inspiegabili e soprattutto dolorose.  Accade più spesso di quello che crediamo che la persona che ha ricevuto del bene covi dentro di sè un profondo rancore, portando a galla un’insensata invidia dovuta solo ad un  senso di inferiorità, quasi sempre assolutamente ingiustificato e quasi sempre inconsapevole.

Sindrome rancorosa del beneficato La gratitudine degli altri
sindrome rancorosa del beneficato

L’invidia al giorno d’oggi è facilmente dipendente da aspetti materiali.

Anche la bellezza, il talento, le capacità, la bontà d’animo oggi sono facilmente assimilati a beni acquistabili.

Certo …

  • sai scrivere perchè hai potuto studiare,
  • sei bello/bella perchè occupi tutto il tuo tempo a prenderti cura della tua forma fisica e te lo puoi permettere,
  • sei bravo nel tuo lavoro perchè hai un posto di lavoro che ti consente di metterti in luce,
  • capaci tutti a dedicarsi agli altri se non si deve quotidianamente combattere con il conto i banca ecc…

Quindi privi di merito e perciòdato che sono attribuibili esclusivamente alla dea bendata che ha agevolato (senza merito alcuno ribadiamolo) il benefattore e non il beneficato, sono spesso causa di invidia, ma soprattutto di rancore e di senso di ingiustizia e quindi di vittimismo.

L’ingratitudine degli altri

La gratitudine degli altri

La sindrome rancorosa del beneficato è il top dell’ingratitudine, qualcosa di inspiegabile vista dall’altra parte.

“Ma come? Sono stato generoso, gli ho voluto bene, gli ho aperto il cuore, gli ho dato tutto ciò che ho potuto, semplicemente perchè farlo mi faceva piacere e adesso lui/lei mi odia e non perde occasione per denigrarmi e mettermi in cattiva luce?”

E’ anche questa come molti compotrtamente meschini e per lo più inconsapevoli, è una forma di difesa per chi non è in grado di reggere il confronte con un cuore puro.

Incredibilmente è un atteggiamento innaturale, ma estremamente diffuso, figlio proprio della debolezza emotiva di chi riceve e invece di sentirsi semplicemente grato [spesso accade più facilmente quando il “benefattore” non chiede assolutamente nulla in cambio, ma agisce di cuore, spontanemanete e solo per amore e condivisione (sto bene io, ti voglio bene, faccio tutto ciò che posso per far stare bene anche te)] si sente in debito e non riesce a gestire questa situazione.

Apertura di cuore

Di solito si tratta di persone chiuse di cuore (per quanto a parole sostengano esattamente l’opposto), prive della  capacità, la forza, la potenzialità interiore, il coraggio e soprattutto dell’onestà intellettuale ed etica di accettare la generosità ricevuta con gratitudine (o anche di rifiutarla con gentilezza ed empatia perchè no?), ricambiare all’occasione, ma con la comprensione che il proprio amore, amicizia e affetto sinceri sono già un ricambio oltre l’aspettativa del “benefattore”.

La gratitudine degli altri
sindrome rancorosa del beneficato

Un sordo e ingiustificato rancore

La “sindrome rancorosa del beneficato” è, allora, quel sordo, ingiustificato rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente; altre volte, invece, cosciente) che coglie come una autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente “debito di riconoscenza” nei confronti del suo benefattore.

Un beneficio che egli “dovrebbe” spontaneamente riconoscere, ma che non riesce, fino in fondo, ad accettare di aver ricevuto.

Al punto di arrivare, perfino, a dimenticarlo o a negarlo o a sminuirlo o, addirittura, a trasformarlo in un peso dal quale liberarsi e a trasformare il benefattore stesso in una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare. […]

Ma torniamo al nostro rancoroso. Nonostante in cuor suo sappia perfettamente di aver ricevuto del bene non riesce a sostenere il peso del debito di riconoscenza verso il “benefattore” e lo trasforma automaticamente in una persona da allontanare, dimenticare e a volte anche diffamare, da cui la sindrome rancorosa del beneficato.

Maria Rita Parsi

Ancora una volta la lezione è sempre la stessa: accetta l’energia che ti viene inviata e trasmutala. Non esiste energia buona o energia cattiva come non esitono persone buone o persone cattive. Ognuno fa quello che può con ciò che “ha”!

La gratitudine degli altri
sindrome rancorosa del beneficato

E ancora una volta … se non sono io a soffrire della sindrome rancorosa del beneficato, colgo l’insegnamento, osservo lo specchio, lascio andare ogni bisogno della gratitudine degli altri e proseguo oltre!

La sindrome rancorosa del beneficato è molto diffusa… Non prendiamocela quando l’incontriamo

Perchè ->

Ogni ostacolo è sempre un’opportunità di crescita

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Giovanna Garbuio

Mi chiamo Giovanna Garbuio non mi piace definirmi, ma se proprio lo devo fare direi che sono una libera pensatrice. Sono inciampata nel 2008 su ho'oponopono e l'ho subito identificato come la via per lasciar andare tutte le domande! Sono stata la prima a scrivere qualcosa di strutturato su Ho'oponopono in Italia.  Sono entrata in contatto con la cultura Hawaiana dunque, quando ancora in italiano non c'era letteratura e quella poca che c'era era per lo più fuori stampa e quindi non più disponibile.

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